17 Mar, 2026 - 15:28

Rivoluzione al Fatto Quotidiano: cambia tutto (con l'accesso ai fondi pubblici)

Rivoluzione al Fatto Quotidiano: cambia tutto (con l'accesso ai fondi pubblici)

Non si sa mai: con la crisi dell'editoria, anche il Fatto Quotidiano si è messo in fila per ricevere i contributi pubblici.

Fine di un'era, quindi. Quella voluta dai padri fondatori del foglio di Marco Travaglio secondo cui, per essere puri e duri, bisognava stare alla larga dai soldi dei contribuenti.

Del resto, una delle prime battaglie "di civiltà" del Movimento Cinque Stelle non è stata quella dell'azzeramento del fondo dell'editoria? E la bibbia da cui si abbevera il mondo pentastellato si è comportata fin dall'anno di fondazione (il 2009) di conseguenza.

Il Fatto Quotidiano e l'accesso ai fondi pubblici

Ma cosa è accaduto nel concreto che fa parlare dell'inizio di una nuova era per il giornale di Travaglio? Nei giorni scorsi, la Seif (Società editrice Il Fatto), editrice del giornale, ha firmato questo comunicato:

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La Società Editoriale Il Fatto comunica che nel dicembre scorso, in presenza del decreto che prevede un contributo straordinario all'editoria per la stampa dei giornali cartacei nella misura di 10 centesimi per ogni copia venduta, ha presentato la domanda. Seif è ben conssapevole dell'importanza che riveste per il Fatto Quotidiano non percepire finanziamenti pubblici. Ma, data la crisi del mercato editoriale e il momento congiunturale molto difficile, l'amministratore delegato , per le responsabilità che gli competono, ha ritenuto di predisporre la domanda entro la scadenza per garantire la continuità aziendale, supportare la transizione digitale in corso e prevenire eventuali situazioni di rischio

Come dire: gli anni gloriosi durante i quali i Travaglio's boys sbandieravano con tanta fierezza il non aver nulla da chiedere alla politica e allo Stato sono finiti.

Ora, anche Il Fatto batte cassa, vuole i soldi pubblici per sopravvivere. Anche se poi la Seif ha precisato:

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Con la presente nota, Seif intende però precisare che il contributo assegnato dal decreto del 9 marzo scorso non è stato percepito e che l'intenzione della Società editoriale Il Fatto, qualora il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano, rimane quella di non percepirlo. E faremo di tutto perché sia così

Insomma: Il Fatto ha chiesto il finanziamento. Non l'ha ottenuto. Ma si riserva di richiederlo, perché le cose stanno andando bene, ma non troppo...

Marco Taradash ha riassunto la cosa così:

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La ruota della fortuna, o meglio della sfortuna. Una ennesima conversione grillina. Il Fatto non percepisce fondi pubblici. O meglio non li ha percepiti finora ma li percepirà perché ora ne ha bisogno. O meglio li percepirà solo se continuerà ad averne bisogno

Il dissidio di Daniele Luttazzi

Fatto sta che è curioso notare come, all'indomani di quest'uscita ufficiale della società che edita il Fatto Quotidiano, uno dei suoi editorialisti storici, Daniele Luttazzi, si sia espresso a favore del finanziamento pubblico senza se e senza ma:

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Che virtù c'è nel rinunciare a qualcosa cui si ha diritto?

si è chiesto l'ex comico sullo stesso giornale punto di riferimento del Movimento Cinque Stelle:

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Marco Travaglio ha spiegato il motivo: non vuole che il Fatto sia pagato anche da chi il Fatto non lo legge. Su questo principio mi permetto di dissentire. Si pagano le tasse per gli ospedali del sistema sanitario anche se si è in perfetta salute; chi non ha figli paga comunque la scuola pubblica. Come sanità e istruzione, anche la cultura è un diritto fondamentale; e un’informazione pluralista sappiamo tutti quanto rilevi per il buon funzionamento del dibattito democratico, che non può essere lasciato in balia dei Cerno, dei Sallusti e dei Molinari. Il sostegno pubblico ai giornali non è né un delitto né un privilegio, ma uno strumento di equilibrio...

Insomma: per chi scrive il vangelo dei grillini, il finanziamento pubblico non è più roba da casta. Servisse almeno per fare davvero un'informazione corretta e far crescere "il dibattito democratico"...

 

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