Il Mediterraneo centrale è da giorni sull’orlo di un possibile disastro ambientale. Una petroliera battente bandiera russa, la Arctic Metagaz, si trova infatti da circa due settimane alla deriva tra le acque italiane e maltesi con a bordo un carico altamente pericoloso.
Secondo le informazioni disponibili, la nave trasporta circa 900 tonnellate di gasolio e fino a 61.000 tonnellate di GNL (gas naturale liquefatto). L’imbarcazione si muove senza controllo nel Mediterraneo centrale, in prossimità delle coste di Lampedusa, ma attualmente si trova in acque di competenza maltese.
La situazione è seguita con grande attenzione dal governo italiano, che ha espresso forte preoccupazione per i rischi ambientali. Roma ha già assicurato piena collaborazione alle autorità di Malta, responsabili della gestione dell’area marittima in cui si trova la nave.
Nei giorni scorsi a Palazzo Chigi è stato convocato un vertice di emergenza per coordinare il monitoraggio della situazione e valutare eventuali scenari di intervento.
Secondo quanto riferito dal ministero dei Trasporti di Mosca, la notte tra il 3 e il 4 marzo la metaniera sarebbe stata colpita da un attacco di droni ucraini partiti dalla Libia.
L’attacco avrebbe provocato un vasto incendio a bordo, causando danni strutturali importanti alla nave. Le condizioni della petroliera sono rapidamente peggiorate, rendendo necessario l’intervento delle motovedette maltesi per evacuare l’intero equipaggio.

Da quel momento la nave è rimasta senza equipaggio e senza controllo, continuando a spostarsi lentamente nel Mediterraneo. Il 12 marzo l’imbarcazione si è avvicinata fino a circa 30 miglia dall’isola di Linosa, aumentando ulteriormente il livello di allerta tra le autorità italiane.
Attualmente a bordo ci sono fino a 61.000 tonnellate di GNL, 900 tonnellate di gasolio e possibili altre sostanze pericolose. I danni alla fiancata e la presenza di fiamme residue rendono la situazione estremamente delicata e amplificano il rischio di un incidente ambientale di vasta portata.
Al momento la nave è ancora in acque internazionali di competenza maltese, il che rende impossibile un intervento da parte del governo italiano.
Le autorità italiane stanno monitorando costantemente la situazione attraverso Marina Militare, Guardia Costiera e Protezione Civile, mantenendo uno scambio continuo di informazioni con Malta.
Il governo Meloni ha tenuto un vertice il 12-13 marzo con ministri Tajani, Crosetto, Pichetto Fratin e Musumeci per coordinare azioni, confermando condivisione dati e disponibilità operativa.

Ha dichiarato questa mattina il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ai microfoni di Radio 24, parlando della petroliera russa.
La situazione è preoccupante, come sottolineato da Mantovano. Potremmo trovarci davanti al più grave disastro ambientale nel Mediterraneo dal naufragio della Haven nel 1991, quando circa 140.000 tonnellate di greggio si riversarono nel Canale di Sicilia.
Se la nave dovesse esplodere o subire un cedimento strutturale, le sostanze presenti a bordo potrebbero causare un disastro ecologico di proporzioni enormi.
Il GNL, evaporando rapidamente, potrebbe generare un’esplosione e rilasciare grandi quantità di metano nell’atmosfera. Il gasolio, invece, rischierebbe di disperdersi in mare formando ampie chiazze tossiche capaci di contaminare centinaia di chilometri quadrati di mare.
Le correnti marine potrebbero trasportare gli inquinanti fino alle coste della Sicilia, danneggiando ecosistemi marini, pesca e turismo.