Tentato omicidio aggravato, detenzione e porto illegale di arma da fuoco. Sono queste le accuse contestate a un giovane di 19 anni arrestato dai carabinieri per un agguato avvenuto lo scorso 14 gennaio a Gela, in provincia di Caltanissetta. Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo, identificato come Giovanni Raniolo, già noto alle forze dell'ordine, avrebbe sparato almeno quattro colpi di pistola contro il cugino Antonino, con cui aveva avuto una lite legata al prestito di un motorino nei giorni precedenti.
I fatti risalgono all'inizio del 2026. Quella sera, stando a quanto emerso finora, Raniolo avrebbe raggiunto via Neri, nei pressi dell'abitazione della fidanzata della vittima, come passeggero di uno scooter guidato da un complice non ancora identificato.
Una volta sul posto, avrebbe estratto una pistola calibro 9 e sparato almeno quattro proiettili ad altezza d'uomo contro il cugino Antonino, 22enne, colpendolo al piede sinistro. L'allarme era scattato quando il giovane si era presentato, ferito, in pronto soccorso.
Ai medici che lo avevano visitato, aveva raccontato di essere caduto. Una versione smentita dagli accertamenti dei carabinieri di Gela, che hanno ricostruito un "quadro probatorio grave, preciso e concordante" a carico del 19enne.
Fondamentali, oltre all'analisi delle immagini di videosorveglianza, le testimonianze e i dati informatici. Raniolo è accusato ora di tentato omicidio aggravato, detenzione e porto illegale di arma da fuoco. È stato arrestato e condotto nel carcere di Balate.
Secondo il procuratore capo, Salvatore Vella, il caso mostrerebbe ancora una volta la "diffusione endemica delle armi sul territorio", e "l'uso improprio che ne viene fatto per risolvere questioni futili". Dello stesso avviso il colonnello dei carabinieri Marco Montemagno, che ha evidenziato come la stessa vittima abbia cercato di nascondere la verità. Da chiarire ancora chi sia il complice di Raniolo. Si attendono sviluppi.