Lunedì scorso, ha suonato la carica con un video postato sui suoi canali social in cui spiegava nel merito la riforma Nordio.
Oggi, Giorgia Meloni torna protagonista del dibattito referendario a una settimana dall'apertura delle urne con un'intervista al Dubbio nella quale punge la sinistra che è sostanzialmente d'accordo sulla riforma che separa le carriere dei magistrati e introduce il sorteggio per individuare i componenti del Csm, ma che afferma di votare No per antipatia nei suoi confronti. O meglio: per indebolire politicamente il suo governo.
Il tutto, non ricordando che i governi passano. Le riforme restano. E quelle buone vanno a vantaggio dell'intera collettività.
Sembra davvero la storia del marito che per far dispetto alla moglie si evira. Ma uno degli argomenti più forti del fronte del No è che bocciando la riforma della Giustizia, il governo Meloni ne uscirebbe ridimensionato.
Insomma: la sinistra spera in una spallata all'attuale compagine governativa più che concentrarsi sul merito della riforma che promette di rendere più giusta la giustizia italiana rafforzando la terzietà del giudice.
Tutto, con gli occhi dell'ideologia e della brama di potere, fa gioco. E poco importa che la separazione delle carriere e l'introduzione del sorteggio per debellare il sistema delle correnti politicizzate dei magistrati, in passato, siano stati sostenuti anche dalla sinistra.
L'opposizione, per Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, si fa senza se e senza ma. Anche sulla pelle degli italiani. Anche a costo di smentire se stessi.
Così, uno dei passaggi più importanti dell'intervista che Giorgia Meloni oggi ha concesso al Dubbio tocca proprio questo punto:
ha chiesto il Dubbio a Meloni. E lei:
Giorgia Meloni, a questo punto, è tornata a dipingere la riforma Nordio come né di destra né di sinistra:
La riflessione finale della premier, quindi, è stata questa: