16 Mar, 2026 - 15:02

Referendum sulla Giustizia, Meloni punge la sinistra che è d'accordo sulla riforma ma vota No per farle un dispetto

Referendum sulla Giustizia, Meloni punge la sinistra che è d'accordo sulla riforma ma vota No per farle un dispetto

Lunedì scorso, ha suonato la carica con un video postato sui suoi canali social in cui spiegava nel merito la riforma Nordio.

Oggi, Giorgia Meloni torna protagonista del dibattito referendario a una settimana dall'apertura delle urne con un'intervista al Dubbio nella quale punge la sinistra che è sostanzialmente d'accordo sulla riforma che separa le carriere dei magistrati e introduce il sorteggio per individuare i componenti del Csm, ma che afferma di votare No per antipatia nei suoi confronti. O meglio: per indebolire politicamente il suo governo.

Il tutto, non ricordando che i governi passano. Le riforme restano. E quelle buone vanno a vantaggio dell'intera collettività.

Giorgia Meloni contro la sinistra che al referendum vuole votare No solo per andarle contro

Sembra davvero la storia del marito che per far dispetto alla moglie si evira. Ma uno degli argomenti più forti del fronte del No è che bocciando la riforma della Giustizia, il governo Meloni ne uscirebbe ridimensionato.

Insomma: la sinistra spera in una spallata all'attuale compagine governativa più che concentrarsi sul merito della riforma che promette di rendere più giusta la giustizia italiana rafforzando la terzietà del giudice.

Tutto, con gli occhi dell'ideologia e della brama di potere, fa gioco. E poco importa che la separazione delle carriere e l'introduzione del sorteggio per debellare il sistema delle correnti politicizzate dei magistrati, in passato, siano stati sostenuti anche dalla sinistra.

L'opposizione, per Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, si fa senza se e senza ma. Anche sulla pelle degli italiani. Anche a costo di smentire se stessi.

Così, uno dei passaggi più importanti dell'intervista che Giorgia Meloni oggi ha concesso al Dubbio tocca proprio questo punto:

virgolette
“A sinistra, soprattutto nel Pd, non mancano autorevoli esponenti favorevoli alla separazione delle carriere. Alcuni leader storici come Goffredo Bettini, però, hanno assunto una posizione particolare: la riforma della giustizia è corretta ma bisogna votare no per indebolire la premier. Vuole commentare?”

ha chiesto il Dubbio a Meloni. E lei:

virgolette
I cittadini non devono cadere in questa trappola, nella quale più di qualcuno vorrebbe farli cadere. Devono andare a votare pensando a ciò che serve e che reputano più utile per l’Italia, non a ciò che conviene al Governo o a un partito. E lo dico perché i governi passano, i partiti pure, ma la Costituzione rimane e incide sulla vita di tutti...

Meloni e la riforma della Giustizia che "non è né di destra né di sinistra"

Giorgia Meloni, a questo punto, è tornata a dipingere la riforma Nordio come né di destra né di sinistra:

virgolette
Questa riforma non è di destra né di sinistra. È una riforma di semplice e puro buonsenso, e non è affatto un caso che molti dei punti che prevede – dalla separazione delle carriere al sorteggio per il Csm – siano stati proposti in passato da chi oggi li contesta con tanto impeto, col solo obiettivo di attaccare politicamente il Governo

La riflessione finale della premier, quindi, è stata questa:

virgolette
La verità è che questa riforma è una riforma giusta e che riguarda la vita di tutti, la nostra libertà e i nostri diritti. Dopo decenni di rinvii, tentativi falliti e occasioni mancate, siamo arrivati all’ultimo miglio. Il traguardo è in vista, ma riusciremo a tagliarlo solo se i cittadini ci daranno una mano

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