Edoardo Zattin aveva 18 anni e una vita ancora tutta da vivere quando, nel febbraio 2023, morì per le conseguenze di un colpo ricevuto mentre si allenava in una palestra di Monselice, in provincia di Padova. Il procedimento penale che ha riguardato la sua morte si è chiuso con il patteggiamento per cooperazione in omicidio colposo per l'allenatore e i due rappresentanti legali della struttura, ma tante ancora sono le domande senza risposta. "Ad oggi non sappiamo chi abbia sferrato il pugno che ha provocato il trauma cranico che lo ha ucciso", spiega il padre Enrico a Tag24.
Il caso non è mai arrivato a un vero dibattimento. Gli indagati hanno infatti scelto la strada del patteggiamento; una soluzione prevista dalla legge ma che, secondo il padre di Edoardo, non ha permesso di fare piena luce sull'accaduto.
"Il pm ha accettato i patteggiamenti - spiega - Noi non abbiamo potuto fare nulla; è stato molto limitante. Sappiamo che nostro figlio è morto per un colpo, ma non sappiamo come sia stato dato e da chi", aggiunge, amareggiato.
Quella sera Edoardo si era recato in palestra per allenarsi. "Da qualche mese si era avvicinato alla boxe perché, avendo avuto problemi al ginocchio, non poteva più praticare il basket, lo sport che amava", racconta il padre.
"Verso le 20.30 mi chiamarono per dirmi che c'era stato un incidente. Quando arrivai, Edoardo era a terra e intorno a lui c'erano medici e paramedici. Non ho capito subito la gravità della situazione", prosegue.
Morì in ospedale, nonostante i vari tentativi di salvarlo. "Aveva un'emorragia all'interno della massa cerebrale", ricorda il papà. "I medici legali che hanno eseguito l'autopsia hanno convenuto che fosse stato colpito".
Una versione contestata da chi era presente, che ha sempre parlato di "un malore improvviso". La questione si sposterà ora sul piano civile. "Probabilmente sarà una replica del penale, ma ci auguriamo di no", spiega Enrico.
"Abbiamo vissuto un'ingiustizia, vorremmo che fossero delineate le varie responsabilità. Ma nessuno si fa vivo. C'è un clima di omertà che ci pesa e devasta", prosegue.
"È una ferita aperta e lo rimarrà per sempre. Ma capire almeno come andarono le cose, arrivare a una verità, sarebbe importante. Anche per elaborare il lutto".
Restano, per ora, i ricordi. "Edoardo era un ragazzo squisito, educato. Uno che aiutava tutti. Era fatto così", conclude, commosso, il papà. "Siamo ancora distrutti".