Sempre più giovani in Italia fanno uso di psicofarmaci. Una realtà emersa con forza nel 2020 con la pandemia e che ha portato, tra il 2016 e il 2024, a un consumo raddoppiato tra i minori, secondo il rapporto OsMed di AIFA.
Un aspetto meno noto, in questo scenario, riguarda le differenze di genere. Negli ultimi anni il consumo di antidepressivi e ansiolitici, nel nostro Paese, risulta particolarmente diffuso tra le donne under 30.
I dati sull'uso degli psicofarmaci sono disomogenei. Nel Sud si concentra l'aumento maggiore per quanto riguarda le prescrizioni: tra il 2019 e il 2021 è stato dell'88,5% per le benzodiazepine e dell'81,9% per gli antidepressivi SSRI. Colpisce che a farne uso siano soprattutto le donne sotto i 30 anni.
Questo fenomeno è legato alla lentezza del Servizio Sanitario Nazionale, che nelle regioni del Sud Italia non riesce a gestire velocemente l'accesso dei cittadini a servizi di assistenza psicologica.
Nelle Regioni in cui il SSN è più fragile rispetto al resto d'Italia, si cercano soluzioni alternative, con cui ottenere sollievo immediato.
Il farmaco diventa così la soluzione più veloce e anche la più disponibile, in quanto facilmente accessibile, anche se non è di certo la migliore.
Antidepressivi e ansiolitici intervengono sui sintomi, ma non sull'origine del disagio. Le cause restano attive, generando una spirale pericolosa per chi necessita di aiuto e sostegno psicologico.