Il 16 marzo di 48 anni fa in via Fani cambiò per sempre il corso della storia in Italia. Un commando delle Brigate Rosse rapì il presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, lasciando privi di vita sull’asfalto i corpi dei cinque uomini della sua scorta.
Non fu soltanto un attacco a un leader politico, ma un colpo diretto allo Stato e alla sua architettura democratica, nel momento in cui il Paese attraversava una fase delicatissima di trasformazione politica.
Quel 16 marzo segnò l’apice della stagione del terrorismo, ma paradossalmente anche l’inizio della sua fine. Negli anni successivi ci sarebbero stati ancora attentati, sangue e tensioni, ma la risposta delle istituzioni e della società civile avrebbe progressivamente isolato la violenza politica, sia quella di matrice eversiva di sinistra sia quella di estrema destra.
Non si riuscì a salvare la vita del Presidente Moro giustiziato per volere del ‘tribunale del popolo’ 55 giorni dopo il suo rapimento. Il suo corpo venne fatto ritrovare il 9 maggio nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani, proprio al centro tra Botteghe Oscure (sede del PCI) e Piazza del Gesù (sede della Dc).
Oggi, come ogni anno, le istituzioni e la politica italiana ricorda il sacrificio dello statista democristiano. Quest’anno, tuttavia, le dichiarazioni dei massimi vertici delle istituzioni italiane non sono solo retorica, ma si soffermano sul legame con l’attualità e la cronaca degli ultimi mesi.
Il riemergere di simbologie e dinamiche che in più di un’occasione hanno fatto ritornare la memoria a anni che sembravano consegnati alla storia.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha ricordato il sacrificio del presidente Moro e dei cinque uomini della sua scorta: Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Oreste Leonardi e Domenico Ricci.
Ha scritto sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione di cinque uomini della sua scorta: i poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, e i Carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci. Ricordare quel giorno così drammatico significa… pic.twitter.com/SACS0El0Hj
— Ignazio La Russa (@Ignazio_LaRussa) March 16, 2026
Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, parla di una “ferita che continua a interrogare la coscienza del Paese e delle istituzioni”.
Fontana ha ricordato che la Camera ha reso accessibili nuovi documenti consultabili online sui fatti di via Fani.
I due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, ricordano la necessità di rinnovare – soprattutto in questo particolare momento storico per l’Italia – l’impegno contro ogni forma di terrorismo e di violenza politica.
Il leader di Forza Italia parla di uno dei ‘momenti più bui della storia repubblicana’.
Scrive sui social il ministro degli Esteri.
Il 16 marzo 1978 un commando delle Brigate Rosse rapiva Aldo Moro, venne ucciso dopo 55 giorni di prigionia. Nell’agguato, persero la vita cinque servitori dello Stato, i @_Carabinieri_ Oreste Leonardi e Domenico Ricci e gli agenti della @poliziadistato Raffaele Iozzino, Giulio…
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) March 16, 2026
Anche Matteo Salvini sottolinea la necessità che il “ricordo di quella tragica giornata rinnovi l’impegno contro ogni forma di terrorismo e violenza politica, a difesa della libertà e della democrazia".
Questa mattina il Partito Democratico si è recato in via Fani con una delegazione guidata dalla segretaria dem, Elly Schlein, per rendere omaggio al sacrificio del presidente della Democrazia Cristiana e della sua scorta.
Ha dichiarato la segretaria dem.