Vincenzo Lorusso, il reporter italiano che vive a Mosca, ha pubblicato un libro - "Ciak, si censura!" - con sottotitolo "Quello che non vi hanno fatto vedere" edito da 4Punte.
Si tratta di un lavoro che ha preso spunto da una serie di suoi documentari incentrati sulla guerra in Ucraina. Ma che vale anche per l'attuale scenario bellico in Iran e in tutto il Medio Oriente.
Come dire: quando scoppia un conflitto, la prima vittima è la verità. E, per Lorusso, la vera censura che si subisce in Italia è quella dell'Occidente, non quella dei regimi.
A Tag24 ne ha parlato indossando un cappellino significativo.
In bella evidenza, infatti, si vede la bandiera della Federazione Russa, un Paese che Lorusso ama e non fa proprio nulla per nasconderlo. Tant'è che, al nostro sito, confida che tra poco prenderà anche la cittadinanza di Mosca.
Il libro di Lorusso nasce dalla volontà di abbattere quello che, secondo lui, è un vero e proprio muro di gomma. L'informazione mainstream del nostro Paese, dal suo punto di vista, fa da megafono a una propaganda occidentale coordinata dalla Cia.
Lorusso, quindi, spedisce al mittente l'accusa che si leva dalle nostre parti di subire la propaganda del Cremlino. Per lui, a dire più bugie sulla guerra in corso in Ucraina, è proprio l'Occidente.
Sta di fatto che quello ucraino non è il solo fronte di guerra dove la prima vittima è la verità.
Quando, ad esempio, gli si chiede un parere sulla telefonata intercorsa tra Putin e Trump a seguito della quale il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la sospensione delle sanzioni nei confronti di Mosca, l'ha messa così:
Ma cosa, più nello specifico? Perché le sanzioni non hanno funzionato a Mosca come a Teheran? Per Lorusso, la risposta è semplice:
In ogni caso, una delle domande che si fanno tutti in questi giorni è se dietro la resistenza del regime degli ayatollah a Teheran ci sia proprio Mosca.
Lorusso, a tal proposito, dice che questo non si può sapere. Notizie ufficiali non ci sono.
Sta di fatto che quello che Lorusso si sente di dire è che la Russia di Putin sia in Iran, sia prima ancora in Palestina, tende sempre a ritagliarsi un ruolo da mediatrice