Oggi, a Roma, si è tenuto un corteo organizzato dalla sinistra radicale e dai sindacati di base con Potere al Popolo e Usb protagonisti, contro la guerra, il referendum sulla giustizia e il governo Meloni.
Non uno, quindi, ma ben tre No in una volta sola.
Fatto sta che, durante la manifestazione, i partecipanti hanno bruciato cartelloni con le immagini di Giorgia Meloni e del ministro Nordio. Proprio come succede nelle piazze islamiste del Medio Oriente, laddove sono soliti bruciate le bandiere degli Usa e di Israele.
Ma tant'è: l'evento ha visto migliaia di persone sfilare nonostante a un certo punto si sia messo anche a piovere.
Gli slogan del resto sono stati sempre gli stessi: contro il governo, la Nato e le politiche estere.
Il corteo è partito intorno alle 15:15 da piazza della Repubblica con direzione piazza San Giovanni.
Ha percorso via Cavour, piazza dell'Esquilino e via Merulana, con circa 7-8mila partecipanti secondo le prime stime ufficiali, ma 20mila per gli organizzatori.
A piazza dell'Esquilino, i manifestanti hanno dato fuoco a due cartelloni: uno mostrava Meloni con Nordio al guinzaglio e museruola, con la scritta "No al vostro referendum"; l'altro raffigurava Meloni con Netanyahu, accusato di "genocidio" con il numero dei civili uccisi.
Inoltre, sono stati vandalizzate le sagome di Meloni, Salvini e Piantedosi con della vernice ed è stato bruciato un manifesto con la bandiera Usa e di Trump.
La manifestazione, promossa dal Comitato No Sociale, ha unito collettivi studenteschi (Osa, Cambiare Rotta), attivisti pro-Palestina (Global Movement to Gaza), movimenti per la casa, centri sociali, no Tav e Usb.
Le bandiere che hanno sventolato di più sono state quelle della Palestina, dell'Iran, del Venezuela, di Cuba e della Russia di Putin.
Gli slogan più gettonati, invece, sono stati questi:
Inoltre, non si sono contate le critiche (per usare un eufemismo) a Trump, Netanyahu e al "governo liberticida" italiano.
Proprio a tal proposito, i manifestanti hanno legato all'evento anche il tema del referendum sulla giustizia: lo vedono come un rischio per l'indipendenza della magistratura e la compromissione di ulteriori spazi di democrazia.
Davanti alle immagini di Meloni e Nordio bruciate, l'Anm, il sindacato dei magistrati, ha invitato a "abbassare i toni". Ma questa sua presa di posizione non è stata giudicata positivamente fino in fondo da tutti i promotori della riforma della Giustizia.
Il deputato di Forza Italia Enrico Costa, ad esempio, l'ha messa così: