Sono passati quattro anni dall'uscita di "The Whale". Si è parlato tanto della toccante interpretazione di Brendan Fraser e la storia ha commosso tantissime persone in tutto il mondo.
Un grido di disperazione, sofferenza, voglia di riallacciare rapporti che si credevano persi per sempre. Tutto questo e molto altro è quest'opera diretta da Darren Aronofsky, che dopo la prima visione fa immediatamente scattare la curiosità degli spettatori: quanto c'è di vero in questa trama così verosimile se pensiamo ai drammatici (e attuali) "anni Demilaventi"?
Ecco il trailer del film:
The Whale deriva dall’omonima pièce del 2012 scritta da Samuel D. Hunter, che ha firmato anche la sceneggiatura del film diretto da Darren Aronofsky. Il protagonista Charlie, insegnante d’inglese con grave obesità che tenta disperatamente di riallacciare i rapporti con la figlia adolescente Ellie, non è mai esistito davvero: è un personaggio di pura immaginazione.
La trama del film segue da vicino quella del palcoscenico, tanto che anche a teatro l’attore principale veniva trasformato fisicamente, in modo simile a quanto accade a Brendan Fraser nella versione cinematografica.
Aronofsky si è innamorato del materiale vedendo lo spettacolo durante la sua prima messa in scena e racconta di essere stato colpito in particolare da una battuta sul fatto che “le persone sono incapaci di avere cura degli altri”.
Da lì ha iniziato a dar vita all'idea per il film: il regista ha impiegato anni a trovare un interprete che sapesse offrire lo stesso senso di umanità del personaggio di Charlie, fino a che non si è imbattuto in un trailer con Fraser e ha capito immediatamente che doveva essere proprio lui il protagonista del film.
Se la storia non è “vera” in senso stretto, molte delle sue emozioni arrivano dall’esperienza diretta di Hunter. Lo scrittore è cresciuto a Moscow, in Idaho, e ha raccontato di essere stato espulso dalla sua scuola religiosa quando ha fatto coming out in quanto gay, evento che lo ha spinto verso anni di depressione e di rapporto autodistruttivo proprio con il cibo. Dopo il passaggio nel sistema scolastico pubblico, un’insegnante gli suggerisce di dedicarsi alla scrittura: Hunter scopre il teatro leggendo testi come Our Town e Angels in America, e da lì nasce il suo amore per il mondo dello spettacolo.
Più tardi, mentre studia alla Juilliard e insegna scrittura espositiva a Rutgers, si ritrova a cercare di connettersi con adolescenti svogliati, costretti a seguire il corso. È proprio questa fatica di comunicare che darà vita a The Whale: come Charlie nel film, Hunter chiede ai suoi studenti di scrivere qualcosa di onesto, e da quell’idea comincia a buttare giù una storia molto più intima di quanto mai avesse fatto.
Hunter ci tiene anche spiegare che The Whale non vuole essere un’opera “sull’obesità”, ma sul bisogno di connessione con gli altri, e sulle voragini che si aprono quando questa manca: si innescano senso di colpa, solitudine, un senso di auto-disprezzo. Charlie è un uomo che si sta letteralmente lasciando morire, ma lo fa aggrappandosi all’ultimo tentativo di dare un significato alla propria vita, vuole ricucire il rapporto con la figlia.
La performance di Brendan Fraser, come già è stato detto più e più volte nei periodi intorno alla sua premiazione all'Oscar, è stato per tutti un ritorno in grande stile e anche una veste nuova per la sua intepretazione: più profonda, sensibile, drammatica, rispetto ai tempi comici e avventurosi dei film dei primi anni Duemila.
Non c’è una “vera” persona dietro Charlie, dunque, ma c’è un autore che ha scelto di riversare in un personaggio inventato le sue paure, la sua fede (perduta o ritrovata), il suo rapporto con il corpo, con la spiritualità e con l’idea stessa di redenzione.
Il film andrà in onda il 14 marzo in prima serata su Rai 3.