In vista del referendum del 22 e del 23 marzo sulla riforma Nordio della Giustizia, scendono in campo anche i sindaci italiani: molti di loro, soprattutto quelli più in vista in quanto alla guida delle principali città italiane, si schierano contro le modifiche costituzionali.
Oltre 270 primi cittadini, così, hanno pensato di firmare un appello per il No.
L'iniziativa è stata promossa da Ali 8Autonomia locali italiane) e dal Comitato della società civile. Ma resta il fatto che i Comuni, in Italia, sono 7.896...
L'appello dell'associazione Ali e del Comitato della società civile per il No al referendum sulla Giustizia è stato lanciato già nel corso dello scorso mese di gennaio e ha raccolto varie adesioni da parte di amministratori locali, evidentemente, soprattutto appartenenti al centrosinistra.
Questi ultimi, infatti, come i loro terminali politici, si dicono preoccupati per l'impatto che la riforma Nordio potrebbe avere sul mondo della giustizia.
Ma chi sono i sindaci firmatari dell'appello per il No al referendum di domenica e lunedì prossimi?
Si tratta di Roberto Gualtieri, primo cittadino di Roma, nonché primo firmatario e presidente di Ali. Poi di Gaetano Manfredi (Napoli), Stefano Lo Russo (Torino), Matteo Lepore (Bologna), Vito Leccese (Bari), Massimo Zedda (Cagliari), Sara Funaro (Firenze), Silvia Salis (Genova) e di altri amministratori in rappresentanza di città come Parma, Modena, Reggio Emilia, Bergamo e Sassari.
I firmatari criticano la separazione delle carriere e il sorteggio negli organi di autogoverno delle toghe: reputano queste novità rischiose per l'autonomia dei giudici.
In più, la riforma proposta, secondo loro, non risolve i problemi atavici del mondo della giustizia italiana: dalle carenze strutturali agli organici insufficienti, dagli arretrati alle infrastrutture digitali obsolete fino alla lentezza dei processi.
affermano, perciò, i sindaci. Che chiedono, invece, assunzioni, modernizzazione e semplificazione normativa. Mentre quella della riforma Nordio per la composizione del Csm, la chiamano "logica della lotteria".
Sta di fatto che, a una settimana dal voto, la campagna ereferendaria si fa sempre più calda: sul fronte del No, i testimonial mettono nel mirino soprattutto il ministro Nordio, considerandolo "il miglior promotore involontario" del Sì.
Molti esponenti del mondo dello spettacolo e del giornalismo sono scesi in campo per questo fronte, da Pif, che ha ammesso di essersi convinto di votare contro la riforma proprio ascoltando Nordio, a Roberto Saviano, che ha espresso il suo No in un video nel quale dice di temere un indebolimento dell'antimafia.
Inoltre, sul No ci sono anche la Cgil e associazioni come Libertà e Giustizia.
Ultimo, solo in ordine di tempo, il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi. Ieri, intevenendo a un convegno sul referendum, si è riferito al "plotone di esecuzione" evocato dal braccio destro di Nordio, Giusi Bartolozzi, con queste parole
Al che, molti hanno sorriso. Ma l'aria, in attesa del responso popolare, è sempre più tesa.