Non c’è solo la crisi energetica e l’aumento dei prezzi dei carburanti a preoccupare il Governo. A spiegare chiaramente la situazione, stamattina nel corso di una riunione al Mimit, sarebbe stato lo stesso ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
“La crisi rischia di aggravarsi ed estendersi”, avrebbe detto il ministro, “e il protrarsi potrebbe determinare criticità nell’approvvigionamento di materie prime critiche: dall’elio — essenziale per la produzione di chip e per la microelettronica, in larga parte proveniente dal Qatar — alle materie prime necessarie per la filiera del cemento, fino ai fertilizzanti indispensabili per l’agricoltura”.
L’allarme lanciato è chiaro: l’Italia sarebbe in una situazione di estrema vulnerabilità, a partire dal fronte energetico. Il nostro Paese, avrebbe infatti ricordato il ministro, “dipende in larga parte da forniture dall’estero, a differenza di altri Paesi che dispongono dell’energia nucleare”.
Una condizione di dipendenza, quella italiana, aggravata dal rischio di speculazioni, su cui il Governo ha assicurato il massimo impegno, specialmente in relazione ai prezzi dei carburanti. L’allerta per possibili rincari in altri settori strategici, tuttavia, resta massima.
Per questo Urso ha fatto sapere di aver chiesto al Garante dei prezzi di convocare la prossima riunione della Commissione Allerta Rapida “anche sulle possibili ripercussioni riguardo all’approvvigionamento di materie prime strategiche”, così da mettere in campo le strategie per mitigare i possibili impatti per il settore agricolo, minacciato dalla crisi del mercato dei fertilizzanti, e per il settore industriale, in particolare quello della chimica e della plastica. Anche il mercato di queste materie prime strategiche, infatti, dipende dal passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, attualmente chiuso dall’Iran.
L’attenzione all’evolversi della situazione, hanno rassicurato nelle ultime settimane tutti i membri del Governo a partire dalla premier Meloni, è massima. Soprattutto in campo energetico, a fronte degli aumenti dei prezzi di gas e carburanti, l’esecutivo ha assicurato mano ferma contro la speculazione.
Anche oggi, nel corso della riunione al Mimit della Commissione Allerta Rapida, Urso avrebbe rivendicato il lavoro del Governo, ricordando gli strumenti già messi in campo, non solo negli ultimi giorni ma a partire dal suo insediamento.
“Con il decreto sulla trasparenza dei prezzi dei carburanti del gennaio 2023 abbiamo cambiato paradigma, intervenendo a monte in modo preventivo, tempestivo e continuativo, quindi più efficace”, avrebbe ricordato il ministro, riferendosi all’ampliamento dei poteri del Garante dei prezzi alla creazione dello stesso Comitato di allerta.
Proprio grazie a questo modello – “che tutta Europa guarda”, avrebbe osservato il ministro – gli aumenti alla pompa della benzina in Italia sarebbero più contenuti rispetto a quelli già registrati in altri Paesi europei.
Secondo i dati pubblicati nel Weekly Oil Bulletin della Commissione europea, la benzina avrebbe registrato un aumento del 4,5%, a fronte del 10% della Germania, del 7,7% della Spagna e del 4,8% della Francia. Per il gasolio, invece, in Italia l’aumento sarebbe del 9,2%, rispetto al 20% in Germania, al 14,8% in Francia e al 14,2% in Spagna.