Lui si batterà fino alla fine per il No. Marco Travaglio annuncia che l'ultima settimana che ci separa dal referendum sulla Giustizia sarà per lui e il suo giornale una settimana di fuoco.
Il direttore del Fatto Quotidiano ha paura che troppi elettori di centrosinistra e soprattutto del suo partito, il Movimento Cinque Stelle, non vadano a votare o, peggio, che vadano a votare Sì.
Allora ha deciso di rischiare il tutto per tutto. Di bombardare a tappeto contro la riforma Nordio fino all'ultimo minuto consentito:
Marco Travaglio intende il giornalismo così: non un mezzo di informazione quanto più obiettivo possibile, ma come mezzo di parte, di propaganda per una parte politica.
La partita del referendum, quindi, non può non sentirla sua come se fosse a capo di un partito politico.
In passato era anche lui per il sorteggio al Csm? Poco importa. Ora, pur di andare contro il governo Meloni, promette che non si risparmierà fino all'ultimo minuto valido per bocciare la riforma della Giustizia targata Nordio.
Per lui è soprattutto una questione di principio, una questione politica. Non di merito.
Ma tant'è: è anche una questione davanti alla quale non vorrebbe soccombere rimanendo a guardare senza muovere un dito tanti elettori del centrosinistra e del suo Movimento Cinque Stelle che rimangono a casa o, peggio ancora (come hanno avvertito i sondaggi), andare a votare a favore della riforma.
A tal proposito, come si dice, la paura fa novanta:
Travaglio riconosce che, per come si era partiti, con il fronte del Sì avanti di 20 punti, questo "è un miracolo".
Come dire: il direttore sente puzza di bruciato...
Ma tant'è: per riportare tutto il suo "popolo" all'ordine e alla disciplina, Travaglio giura che fino alla fine non si risparmierà per far rimanere il mondo della giustizia così com'è:
Come dire: Travaglio andrebbe bene in Iran, dove ci sono "i guardiani della Rivoluzione". Lui si sente il cane di guardia della nostra Costituzione. Per lui, la nostra Carta deve rimanere un monolite (tranne, magari, quando c'è da ridurre la rappresentanza parlamentare, come accaduto con il referendum del 2020). Anche se in realtà la riforma Nordio, separando le carriere dei magistrati, rafforza uno dei principi costituzionali: quello del giusto processo che prevede la terzietà del giudice davanti all'accusa e alla difesa.
E comunque: come nel 2016, Travaglio e i suoi scenderanno in campo ancora una volta con lo slogan "La Costituzione è NOstra". Intendendo, evidentemente, un blocco politico-sociale conservatore che da tempo impedisce le riforme di cui l'Italia avrebbe bisogno. Per l'occasione, Travaglio ha annunciato che si avvarrà degli apporti di Piercamillo Davigo, Roberto Scarpinato e Nicola Gratteri. Non è il solo a volersi battere fino alla fine per il gusto di guardarsi allo specchio.