Giuliano Pisapia, avvocato penalista e politico di lungo corso, è tornato al centro del dibattito pubblico per il suo endorsement al "Sì" nel referendum costituzionale sulla riforma della magistratura, in programma il 22 e il 23 marzo.
Ex sindaco di Milano dal 2011 al 2016, Pisapia si è schierato a favore della separazione delle carriere tra giudici e pm, una posizione coerente con il suo passato garantista ma che sta suscitando polemiche in ambito progressista.
Nato a Milano nel 1949, figlio di Giandomenico, giurista che insieme a Vassalli firmò la riforma del processo da inquisitorio ad accusatorio alla fine degli anni Ottanta, Giuliano Pisapia ha costruito una carriera come avvocato penalista, difendendo cause simbolo come quelle del G8 di Genova e il processo "Toghe sporche", battendosi contro discriminazioni e ingiustizie.
Entrato in politica con Rifondazione Comunista negli anni '90, è stato parlamentare e promotore di riforme liberali sulla giustizia, come la commissione Vassalli-Pisapia per il nuovo codice penale accusatorio.
Eletto sindaco di Milano nel 2011 con una coalizione di centrosinistra, ha trasformato la città con politiche inclusive, Expo 2015 e un rinnovato appeal turistico, lasciando un'eredità positiva nonostante successive tensioni con l'attuale sindaco, Giuseppe Sala.
Sposato dal 2011 con la giornalista Cinzia Sasso dopo una convivenza ventennale, Pisapia conduce una vita privata riservata, ma si sa che è appassionato di sport (calcio, sci, pallanuoto) e che da giovane è stato uno scout.
Dopo la sindacatura, è stato eurodeputato e presidente dell'Internazionale socialista, mantenendo un profilo da giurista indipendente, spesso critico verso gli estremismi.
Il sostegno di Pisapia al "Sì" al referendum sulla separazione delle carriere giudicanti e requirenti, parte della riforma Nordio approvata dal Parlamento, ricalca le sue storiche posizioni garantiste:
ebbe modo di dire. Mentre, in interviste più recenti, ha ribadito che la riforma Nordio modernizza la giustizia senza piegare i pm al governo. Per lui, va solo a completare la riforma di Vassalli e di suo padre.
Sta di fatto che per la sua presa di posizione il dibattito è destinato ad infuriare.
Il suo endorsement divide, come è naturale che sia, innanzitutto il suo campo, la sinistra: ex Rifondazione e simbolo della "rivoluzione arancione", Pisapia è accusato di "tradire" il popolo progressista in occasione di un referendum che è percepito soprattutto come un test pro-governo Meloni.
Il sindacato dei magistrati, l'Anm, e buona parte del Pd temono un indebolimento dell'autonomia giudiziaria e lo hanno fatto presente più di una volta.
Ma i sostenitori della riforma lodano l'indipendenza di giudizio di Pisapia, nonché sua la difesa del garantismo nel sistema giuridico italiano.