Si è conclusa con il patteggiamento a un anno di reclusione - con pena sospesa - la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il parroco don Antonio Ruccia, accusato di omicidio colposo per la morte di un neonato di appena due settimane lasciato da una persona mai identificata all'interno della culla per la vita della chiesa di San Giovanni Battista, nel quartiere Poggiofranco di Bari, all'inizio del 2025. Il piccolo, ribattezzato "Angelo" dal sindaco della città, morì per ipotermia, poiché il sistema che avrebbe dovuto segnalare la sua presenza e attivare il riscaldamento non entrò in funzione.
Il patteggiamento è stato ratificato dalla giudice monocratica Luna Calzolaro dopo l'accordo raggiunto tra il sacerdote, assistito dall'avvocato Salvatore D'Aluiso, e la Procura di Bari, rappresentata dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Angela Morea.
La precedente richiesta era stata di tre mesi. Ma il giudice per l'udienza preliminare l'aveva respinta ritenendo la pena non congrua ai fatti contestati.
Don Antonio era accusato di omicidio colposo in relazione al suo ruolo di ideatore, realizzatore e gestore della culla situata nei locali della parrocchia. Culla che, secondo la ricostruzione dell'accusa, non sarebbe stata dotata di adeguate misure di sicurezza.
Il sistema prevedeva, in pratica, un sensore in grado di rilevare il peso del bambino una volta depositato all'interno della culla e di attivare automaticamente sia il riscaldamento della stanza, sia l'allarme collegato al cellulare del parroco, in modo che il neonato venisse soccorso in tempi rapidi. Le indagini coordinate dalla Procura di Bari hanno però accertato che, al momento dei fatti, nel gennaio di un anno fa, tale sistema non entrò in funzione.
Il tappetino utilizzato come materasso, che avrebbe dovuto appunto rivelare il peso del neonato, non sarebbe stato idoneo poiché usato normalmente come "sistema antifurto domestico". Dagli accertamenti è inoltre emerso che il sistema ad esso collegato risultasse in corto circuito e che l'impianto di riscaldamento fosse progettato per spegnersi - in assenza di movimenti - dopo nove minuti. Da qui l'accusa nei confronti del tecnico che nel 2014 installò i macchinari, Vincenzo Nanocchio, nei cui confronti il processo inizierà il prossimo 3 giugno davanti alla giudice Giovanna Dimiccoli. Archiviata invece l'indagine per abbandono di minore.