Nella scena finale di “Se solo potessi ti prenderei a calci”, Linda scappa via dalla stanza del motel mentre la figlia è addormentata e fugge sulla spiaggia. Disperata per la salute della sua bambina e stanca di tutte le difficoltà che stanno rendendo la sua vita un incubo, la donna decide di gettarsi nell’oceano.
Il gesto estremo della psicoterapeuta, che si lancia in acqua e poi continua a riemergere, immersa nei flashback del suo passato, chiude il film straziante. L’ultima scena lascia intendere che la donna ha deciso di suicidarsi, ma gli spettatori restano con un punto interrogativo e una serie di riflessioni sulla condizione di essere madre.
Scopriamo insieme tutti i dettagli sulla trama, il cast e le location del film diretto da Mary Bronstein, tra dramma psicologico e umorismo nero.
Il finale di “Se solo potessi ti prenderei a calci” è un pugno nello stomaco, volutamente ambiguo e disturbante. Il film lascia lo spettatore a interrogarsi sulla fragile linea tra amore materno e istinto distruttivo. Linda, esasperata, si getta tra le onde dell’oceano per scappare da tutte le sue responsabilità, ma ogni tanto riemerge: davvero ha scelto di suicidarsi? Il pubblico resta con questa domanda che lascia aperto il film.
Linda (Rose Byrne), la psicologa di Montauk sopraffatta dalla vita, affronta il culmine della sua crisi dopo che una voragine nel soffitto della sua casa – metafora del vuoto emotivo – la costringe a vivere in un motel fatiscente.
La donna lotta con un marito assente, la malattia della figlia intubata (che diventa il catalizzatore della sua rabbia repressa), pazienti che la portano allo stremo delle forze e un collega psicologo che non sembra voler aiutare.
Il “calcio” del titolo del film resta un pensiero ossessivo della protagonista , mai pienamente materializzato, simboleggiando il desiderio represso di ribellione contro le catene della maternità contemporanea.

Le location di “Se solo potessi ti prenderei a calci” amplificano la claustrofobia emotiva, trasformando paesaggi idilliaci in prigioni psicologiche.
Le riprese principali si sono svolte a Montauk, alla punta orientale di Long Island, New York, celebre per le sue spiagge selvagge e case in stile vittoriano che qui diventano simboli di decadenza domestica.
La casa di Linda, con la sua voragine gigantesca, è stata ricostruita in un set reale a Montauk Heights, dove una tempesta naturale del 2025 ha ispirato l’effetto visivo del crollo del soffitto.
Altre scene chiave si sono svolte nei motel fatiscenti di East Hampton e nei vicoli nebbiosi di Montauk Village, con interni claustrofobici costruiti in studi a Brooklyn per simulare l’umidità e il degrado.
“Se solo potessi ti prenderei a calci” racconta la storia di Linda, una psicologa quarantenne di Montauk sull’orlo di una crisi di nervi, stressata all’ennesima potenza dal marito - un capitano di crociera sempre assente - e dalla figlia malata, nata con una patologia congenita dell’apparato digerente che richiede cure costanti e con un tubo nello stomaco.
Quando una voragine nel soffitto allaga la sua casa, Linda si rifugia in un motel, dove la routine quotidiana si trasforma in un vero incubo: allucinazioni, rabbia repressa e un desiderio ossessivo di “prendere a calci” la figlia, simboleggiano la crisi della maternità.
Il film mescola commedia nera, thriller e dramma familiare, esplorando temi come il burnout genitoriale, l’isolamento, la salute mentale e il ruolo di una donna all’interno della società.
Rose Byrne brilla come Linda, in una performance da Oscar 2026 che la consacra icona del cinema indie dopo “Physical” e “Bridesmaids”. Al suo fianco, un cast eccellente: Danielle Macdonald, Josh Pais, Conan O’Brien, Ivy Wolk, Daniel Zolghadri, Ella Beatty, Lark White, Helen Hong, Delaney Quinn, Christian Slater e Mary Bronstein.