Scream 7 è passato in pochi giorni dall’essere il capitolo dei record al caso su come un’apertura forte possa trasformarsi in un proprio flop.
A partire dal debutto da oltre 63 milioni di dollari e quasi 100 milioni mondiali nel primo weekend, il nuovo assalto di Ghostface sembrava destinato a riscrivere la storia del franchise, ma si è presto scontrato con un crollo di incassi che si potrebbe collocare tra i peggiori mai registrati per un horror di grande studio.
A poco più di una settimana dall’uscita, infatti, il film è già diventato un caso controverso: la corsa in sala resta in attivo, ma se prima c'era entusiasmo iniziale, adesso si sente solo il campanello d’allarme.
Ecco il trailer:
Scream 7 ha inaugurato la sua corsa il 27 febbraio 2026 con il miglior opening dei trent’anni di saga: 63,6–64,1 milioni di dollari negli USA, superando nettamente i 44,4 milioni di Scream VI e piazzandosi anche tra le migliori aperture di sempre per il mese di febbraio. A livello globale, in soli tre giorni il film ha incassato oltre 97 milioni, abbastanza per superare l’intero run in sala di Scream 4 del 2011, a conferma di un’aspettativa altissima e di una base fan ancora molto attiva.
Il budget, stimato attorno ai 45 milioni di dollari, è il più alto per la saga, ma la combinazione tra aperture solide nei principali mercati internazionali (Italia compresa) e una partenza domestica sopra le attese ha permesso al film di superare rapidamente il punto di pareggio, stimato intorno ai 112,5 milioni globali. Secondo i dati aggiornati all’8 marzo, Scream 7 ha raggiunto circa 93,4 milioni di dollari negli Stati Uniti e 56,1 milioni nei territori esteri, per un totale mondiale vicino ai 150 milioni, numeri che in altre condizioni sarebbero il preludio a un trionfo.
La spinta iniziale è stata alimentata anche da due elementi narrativi fortissimi: il ritorno di Neve Campbell nei panni di Sidney Prescott, dopo le tensioni salariali che l’avevano tenuta lontana dal capitolo 2022, e la regia di Kevin Williamson, nome storico del brand.
Nostalgia, curiosità per il nuovo Ghostface e la solita promessa di metacinema sanguinoso hanno fatto il resto. E allora il primo weekend è stato una sorta di “festa slasher” che sembrava assicurare ancora un seguito per il franchise.
Ci si era congratulati.
aveva dichiarato Paul Dergarabedian, responsabile delle tendenze di mercato di Comscore.
Peccato che, dopo la prima, fortissima settimana, il film abbia registrato una caduta colossale al botteghino.
Le stime parlano di un calo del 74% negli incassi in casa, con il weekend che precipita intorno ai 16,3 milioni e il film che scivola al secondo posto dietro il nuovo titolo Pixar Hoppers: si tratta del peggior drop della storia del franchise, ben oltre il -62,4% di Scream 4 e superiore anche ai tracolli recenti di flop celebri come Morbius o Megalopolis. So può leggere il segnale di una tenuta del passaparola quasi inesistente, se non addirittura negativa.
Le cause sono molteplici e intrecciate. Scream 7 deve fare i conti con la peggior accoglienza critica della serie, attestata intorno al 31–34% su Rotten Tomatoes e con reazioni del pubblico molto tiepide (CinemaScore nell’area del B‑), un mix che per gli horror tende a trasformarsi in cali rapidissimi.
Dall’altro, pesa la controversa estromissione di Melissa Barrera, che aveva recitato in Screm 5 e 6 e che è stata licenziata nel 2023 dopo post pro‑Palestina, fatto che ha alimentato per mesi campagne di boicottaggio. Anche Jenna Ortega, sua collega, ha dato le sue dimissioni in segno di protesta.
Barrera ha elogiato pubblicamente Ortega per il suo sostegno. In un’intervista a Rolling Stone ha detto: “Jenna è una brava persona. Ci vogliamo bene. Lei ci sarebbe per me, e io per lei, in ogni caso”.
Comunque, nonostante il crollo, "Scream 7" è già in profitto e continua ad allungare il distacco su diversi capitoli precedenti in termini di incasso complessivo, ma la percezione industriale è quella di un’occasione mancata.
Il settimo film avrebbe potuto consolidare definitivamente la centralità del franchise nel moderno horror mainstream, invece rischia di essere ricordato come il simbolo di un brand che, pur ancora capace di aprire forte, non sa più reggere l’urto di critiche feroci, polemiche politiche e concorrenza sempre più agguerrita: una lezione che Hollywood difficilmente ignorerà nei prossimi reboot e sequel sanguinosi.