Se, per dirla con Totò, è la somma che fa il totale, Italo Bocchino, il direttore editoriale del Secolo d'Italia, proprio non si capacita: come è possibile che gli ultimi sondaggi resi pubblici sull'esito del referendum sulla riforma della giustizia diano avanti il fronte del No?
E insomma: Bocchino, che con il Principe della risata condivide le stesse origini napoletane, fa un po' quelli che si dicono i conti della serva. E non si trova.
Se il centrodestra, che sta al 48%, è compattamente sul fronte del Sì. E se così è schierato il polo centrista, dal partito Liberaldemocratico di Marattin ai Radicali. E se addirittura una parte del centrosinistra, da Azione a Italia Viva passando per Più Europa e soprattutto per una bella fetta del Pd e del Movimento Cinque Stelle, è dalla stessa parte della barricata, come è possibile che molti sondaggisti abbiano dato il No vincente?
Per Bocchino, gatta ci cova.
E insomma: senza star qui a ritirar fuori la massima andreottiana secondo la quale a pensar male si va all'inferno ma ci azzecca, ieri, Italo Bocchino ha pubblicato un post sui suoi canali social facendo un ragionamento semplice semplice e arrivando a una conclusione certa:
Per Bocchino, solo un istituto demoscopico si salva: si tratta dell'istituto Piepoli che in un sondaggio del 25 febbraio dà uno scarto di 14 punti, con il 57% per il Sì e il 43% per il No. Per l'ex parlamentare di destra, è "quello più vicino alla realtà dei fatti".
Perché? Perché, a casa Bocchino, la matematica non è un'opinione. E i conti sono presto fatti.
E allora: se la stragrande maggioranza dei partiti è a favore del Sì alla riforma Nordio, perché dovrebbe vincere il No?
Per Bocchino, la formula che i sondaggisti si sono inventati per supportare questa previsione è che, secondo loro, andrà a votare solo il 40% degli aventi diritto.
Ma è uno scenario del tutto irrealistico, per il difensore televisivo delle cause della destra:
E quindi, da qui il sospetto di Bocchino: i sondaggisti che hanno dato in vantaggio il No, si sono venduti?