09 Mar, 2026 - 10:03

Rigori, risse e rivincite: il campionato non si è riaperto, ma le polemiche sì"

Rigori, risse e rivincite: il campionato non si è riaperto, ma le polemiche sì"

Forse il campionato non si è ancora riaperto, ma le polemiche sì, anche perché non si erano mai chiuse. Tutti divisi sul braccio di Ricci. Mentre Sky, Rai e Mediaset si schierano per il rigore, molta più cautela da parte di Marelli per e Calvarese per il suo seguito social. Proprio Marelli e Calvarese sono gli ex arbitri più contemporanei, e questo fa riflettere.

Il derby e la corsa scudetto

Merita però una riflessione soprattutto il derby, stravinto dal Milan che ha avuto già occasioni a favore e meno a sfavore. Per intendersi: Sommer si è dovuto preoccupare più di Maignan. All'andata no, ma stavolta sì: gli interisti si aggrappano al braccio di Ricci perché hanno poco altro da ricordare, se non l'errore clamoroso di Mkhytarian a metà primo tempo. Dopo la rasoiata Fofana-Estupinian - azione allegriana in purezza - il piano gara si è inclinato a favore del Milan, che ha gestito la partita e accorciato la classifica. Sette punti restano un distacco considerevole a dieci giornate dalla fine. Inter ancora favoritissima anche, ma non solo, perché non ha distrazioni di Champions, come l'anno scorso.

Napoli, Como e le altre

Quel che era accaduto prima del derby, va raccontato qui: in ordine cronologico, non di importanza. Il Napoli consolida il terzo posto. E ritrova anche le certezze evaporate a causa degli infortuni. Tanta classe - e tanti rimpianti - rivedere in campo Anguissa, Lukaku, De Bruyne... Il Napoli che poteva essere e non è stato. Verifica alle prossime dieci giornate. Con uno sfizio in più: Alisson Santos sembra niente male, cioè la versione di Vergara ma sul centrosinistra. E con il profumo d'azzurro in arrivo, anche Politano e Spinazzola sono tornati vivacissimi.

Azzurre sono anche le maglie del Como, che continua a correre. Battuto il Cagliari, con l'immancabile (e ormai stancante) polemichetta di Fabregas: i sardi non avevano tagliato l’erba del campo. "Non è vero", hanno risposto i sardi, con inusuale dose di pazienza. Eppure opinionisti e populisti sono tutti pazzi per Fabregas, dimenticando che - in proporzione al valore della squadra - Fabio Grosso con il Sassuolo sta facendo molto meglio. Anche Carlos Cuesta con il Parma rappresenta una bella novità. Ma pochi se ne accorgono e pochissimi lo dicono, perché né Grosso né Cuesta hanno il fascino mediatico che ruffianeria attorno a Fabregas.

Spalletti aspetta Vlahovic, Gasp contro il VAR

Intanto la Juventus è affascinata da Spalletti. E viceversa. Si vola verso il rinnovo del contratto. Doveroso e giusto, dopo la sciatteria dell’incarico a obiettivi, ovvero la qualificazione alla prossima Champions. L’allenatore ha festeggiato allo Stadium il compleanno, ricevendo un count-down di regali: 4 gol, 3 punti, 2 anni di contratto e 1 vittoria. 4-3-2-1: non era un modulo, semmai un conto alla rovescia. E mancava solo il brindisi.

Arriverà in settimana con l’annuncio ufficiale del nuovo impegno fino al 2028. Non passerà comunque in secondo piano l’importanza di un posto nelle prime quattro, perché nessun club - nemmeno la Juve - può fare a meno dei soldi garantiti dalla partecipazione alla Champions. Per sprintare verso questo traguardo imprescindibile, Spalletti avrà bisogno di Vlahovic magari già dalla prossima trasferta a Udine. Sì, perché Openda è nullo e David ormai anche peggio: dannoso per se stesso e per la squadra. Alla Juventus serve un centravanti all’altezza. Tipo Malen, per esempio, che pure - da solo - non è riuscito ad evitare la sconfitta della Roma a Genova. Alla fine Gasperini se l’è presa con il Var, anziché con i suoi o con se stesso.

È vero, forse c’era fallo di mano sul tiro di Kone. Ma si torna ai commenti sul derby di Milano: non tutti gli esperti arbitrali concordano sul braccio di Ricci. Invece solo chi non è obiettivo o - peggio - in malafede che il Milan di Allegri e il Genoa di De Rossi hanno vinto con netto merito sull’Inter di Chivu e la Roma del Gasp. Citare gli allenatori è meglio, anche per evitare che di alcuni se ne parli (bene) solo quando vincono e di altri (male) solo quando perdono.

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