Il presidente del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL), Renato Brunetta, difende l’operazione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, denunciando un “bias narrativo” nel racconto della crisi. Secondo lui, la caduta del regime iraniano potrebbe aprire una nuova fase di stabilità internazionale e portare benefici alla sicurezza globale.
Una lettura controcorrente quella dell’ex ministro nei governi Berlusconi che critica il modo in cui i media occidentali raccontano la Crisi nel Golfo Persico e sottolinea come in caso di regime change i vantaggi per la stabilità mondiali sarebbero di portata storica.
Ecco cosa ha detto il presidente del Cnel nella sua rubrica “Rivoluzione in Corso” su Radio Radicale.
Secondo Brunetta, i media occidentali dallo scoppio della crisi iraniana si sarebbero concentrati troppo sul tema della violazione del diritto internazionale da parte di Israele e Stati Uniti, ignorando la pericolosità del regime iraniano per la sicurezza e la stabilità mondiale.
Afferma l’ex ministro della Funzione Pubblica che evidenzia:
Nella sua analisi il presidente del CNEL parla di conflitto asimmetrico, un conflitto dove Usa e Israele hanno come obiettivi i siti militari e strategici del regime di Teheran, mentre l’Iran “in preda a una comprensibile disperazione, risponde sparando droni nel Golfo al solo scopo di generare caos economico e culturale”.
Brunetta ammette che esistono costi immediati dell’operazione: paralisi della mobilità aerea e congestione nello Stretto di Hormuz, ma li considera inferiori rispetto ai rischi di un Iran nucleare.
Il fulcro dell’analisi è la convinzione che l’operazione militare occidentale possa portare a un regime change in Iran e aprire una nuova fase di stabilità internazionale.
Afferma Brunetta che poi conclude:
Secondo Brunetta, dunque, la lettura dominante della crisi sottovaluta sia la gravità del regime iraniano sia i possibili benefici strategici di un intervento occidentale.
L’analisi si configura come una posizione anti mainstream, che mette in discussione la narrazione prevalente e rilancia la discussione sul ruolo di Stati Uniti, Israele e alleati nella gestione della crisi medio-orientale.