La guerra in Iran durerà almeno 6-7 settimane. Ha risposto così, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alla domanda sulla durata del conflitto nel Golfo Persico ai microfoni di SkyTG24.
Una previsione realistica, ma che apre a scenari preoccupanti. In un mese e mezzo di combattimenti può succedere di tutto e più si protraggono gli scontri, maggiore è il rischio che il conflitto si allarghi al di fuori del Medio Oriente.
Gli attacchi ingiustificati del regime di Teheran a Paesi come Turchia e Cipro hanno rischiato di determinare il coinvolgimento di NATO ed Europa nel conflitto, portando per alcune ore il mondo ad un passo dalla Terza Guerra Mondiale.
L’attacco all’Azerbaijan, inoltre, ha dimostrato l’imprevedibilità della strategia dei Pasdaran che punta a moltiplicare i fronti per aumentare il caos e trascinare Stati Uniti ed Israele in una trincea.
Ogni giorno in più rappresenta, quindi, un rischio come sintetizzato da Tajani nella sua intervista quando ha parlato di “giornate difficili”.
Secondo il vicepremier il conflitto scatenato dall’attacco di Usa e Israele all’Iran sabato scorso (28 febbraio) non sarà breve come si sperava, ma durerà ancora diverse settimane. Almeno sei o sette, secondo l’analisi del titolare della Farnesina.
Ha dichiarato intervenendo a Start su Sky TG24.
Concetto ribadito anche su Radio Globo a distanza di pochi minuti:
''C'è una situazione di pericolosità, molto complicata'' e ''con uno sforzo governativo enorme'' si sta ''facendo tutto il possibile per riportare in patria gli italiani''.
ha aggiunto Tajani.
''Sono talmente tante le persone da far partire'' che ''stiamo incrementando i voli usando i voli militari''.
Il ministro ha anche spiegando che si sta lavorando per inviare ''i medicinali'' alle persone che ne hanno bisogno.
Solo due giorni fa il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rispondendo alla domanda su quanto durerà la guerra in Iran aveva parlato di due possibili scenari.
Il primo contemplava un’operazione rapidissima, solo pochi giorni, prima della capitolazione di Teheran. Il secondo scenario, che sembra oggi più probabile, prevedeva una campagna più strutturata che avrebbe potuto durare fino a 4 settimane.
Una stima che, oggi, a quasi una settimana dallo scoppio del conflitto gli analisti sembrano propensi a rivedere al rialzo.
Un prolungamento della crisi in Iran, aggravata dalle risposte di Teheran, rischia un'escalation regionale con coinvolgimento di milizie sciite in Iraq, Siria, Libano (Hezbollah) e Yemen (Houthi), oltre che un allargamento al di fuori della regione con possibili cyber-attacchi o attacchi a Paesi Nato.
Da non sottovalutare l’escalation delle tensioni con Russia e Cina sostenitori di Teheran.
Economicamente, inoltre, la chiusura dello Stretto di Hormuz—snodo del 20% del petrolio mondiale—potrebbe spingere i prezzi oltre i 100 USD/barile, alimentando inflazione globale, rincari energetici e contrazione della crescita, con l'Italia particolarmente esposta (45% import da Golfo).
Ogni giorno in più, rappresenta un rischio per la stabilità mondiale.