"Sì, sono stato io". Con queste parole Loriano Bedin, 67 anni, avrebbe ammesso di essersi macchiato dell'omicidio di Mario Ruoso, avvenuto lo scorso mercoledì mattina a Porcia, a pochi chilometri da Pordenone. Secondo quanto ricostruito finora, alla base del suo gesto ci sarebbero motivazioni economiche.
Bedin è residente ad Azzano Decimo. Per oltre quarant'anni è stato uno dei collaboratori più stretti di Ruoso, fondatore e patron di "TelePordenone".
Secondo fonti locali, si occupava degli impianti di trasmissione e delle apparecchiature tecniche per la diffusione del segnale della tv. Ma avrebbe ricoperto, negli anni, anche incarichi societari.
Dopo la chiusura dell'emittente, nel 2024, i rapporti tra lui e Ruoso erano rimasti frequenti. Bedin avrebbe continuato, infatti, a svolgere commissioni per l'imprenditore.
Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, l'omicidio sarebbe stato pianificato. Bedin avrebbe in pratica atteso che Ruoso uscisse di casa per andare a lavorare per coglierlo di sorpresa e colpirlo, alle spalle, con un tubo di ferro lungo circa 71 centimetri.
Negli attimi immediatamente successivi, quando l'87enne era ormai senza vita, il collaboratore avrebbe lanciato l'arma dalla finestra del pianerottolo per non uscire dal palazzo con l'oggetto in mano; una volta all'esterno, lo avrebbe recuperato e gettato nel vicino canale Brentella.
Già nella mattinata di ieri, 5 marzo 2026, il 67enne era stato portato in Questura e interrogato. Ad incastrarlo, le immagini delle telecamere di sorveglianza della palazzina in cui Ruoso abitava. Secondo la Procura di Pordenone, che coordina le indagini, l'uomo avrebbe agito per questioni economiche maturate negli ultimi anni tra lui e la vittima, in particolare nella gestione della società che controllava l'emittente televisiva oggi in liquidazione.
Sembra che il suo nome avesse già fatto capolino in un'altra inchiesta: la scorsa estate era stato indagato per un incendio doloso che aveva danneggiato alcune auto di lusso nell'autosalone "Garage Venezia" di proprietà dello stesso Ruoso.
aveva dichiarato il nipote dell'87enne ucciso, Alessandro Ruoso. Mercoledì, dopo una segnalazione dei colleghi dello zio, che non lo avevano visto arrivare in ufficio, si era recato nella sua abitazione per controllare se stesse bene, trovando il corpo in una pozza di sangue vicino alla porta d'ingresso. Ora per Bedin è scattato il fermo con l'accusa di omicidio volontario aggravato, oltre che dalla premeditazione, dalla minorata difesa.