La banca centrale russa ha avviato un’azione legale contro l’Unione europea per il congelamento dei suoi asset sovrani in Europa.
La banca centrale russa ha avviato un’azione legale contro l’Unione europea contestando il congelamento a tempo indeterminato dei propri asset sovrani detenuti in Europa. Il ricorso, presentato al Tribunale generale dell’Unione europea, rappresenta un nuovo capitolo dello scontro economico e giuridico tra Bruxelles e Mosca nel contesto della guerra in Ucraina.
La misura contestata era stata approvata nel dicembre 2025. Il ricorso, presentato il 27 febbraio 2026, è stato reso noto il 3 marzo.
L’immobilizzazione a lungo termine dei beni russi è stata adottata ai sensi dell’articolo 122 dei Trattati dell’Unione europea, una disposizione già utilizzata in situazioni di emergenza economica, come durante la pandemia di COVID-19. Tale articolo consente l’adozione di misure straordinarie con voto a maggioranza qualificata.
Secondo quanto sostenuto da Bruxelles, il congelamento degli asset rientra in una strategia più ampia volta a esercitare pressione su Mosca nel quadro del conflitto in Ucraina. L’obiettivo sarebbe quello rafforzare la posizione negoziale del blocco nei colloqui per la fine del conflitto iniziato nel febbraio 2022 e di impedire alla Russia di utilizzare i fondi in questione a proprio vantaggio.
Gli asset russi bloccati ammonterebbero a circa 210 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali custoditi in Europa sono depositati presso il depositario belga Euroclear.
Nella propria dichiarazione, la banca centrale russa ha contestato la legittimità del provvedimento europeo, sostenendo che il congelamento sarebbe stato introdotto con "gravi violazioni procedurali" poiché adottato a maggioranza e non all’unanimità, come a suo avviso richiesto dalla legislazione dell’UE.
L’istituzione russa afferma inoltre che l’immobilizzazione a lungo termine "viola i diritti fondamentali e inalienabili di accesso alla giustizia, l'inviolabilità della proprietà e il principio di immunità sovrana degli Stati e delle loro banche centrali, garantiti dai trattati internazionali e dal diritto dell'Unione europea, il che contraddice i principi fondamentali dello stato di diritto e non può essere considerato compatibile con il principio della supremazia del diritto".
Già lo scorso dicembre, la banca centrale aveva avviato un’azione legale presso un tribunale di Mosca contro Euroclear, chiedendo un risarcimento di 230 miliardi di dollari in risposta al congelamento a tempo indeterminato e alle ipotesi di confisca degli asset.