Le tensioni tra Washington e Madrid si intensificano dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha ventilato misure drastiche contro la Spagna in risposta alla sua posizione sul conflitto con l’Iran. Al centro dello scontro ci sono l’uso delle basi militari, gli impegni NATO e la possibilità di ritorsioni commerciali, in un clima diplomatico sempre più teso.
Il presidente degli Stati Uniti ha minacciato, il 3 marzo 2026, il governo spagnolo sotto la guida di Pedro Sanchez, di imporre un embargo e di rompere gli accordi. Le dichiarazioni di Trump sono arrivate durante una conferenza stampa con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Madrid ha deciso di non consentire l'utilizzo delle basi statunitensi in Spagna per operazioni militari contro l'Iran.
"Alcuni paesi si sono comportati benissimo, alla grande. Il capo della NATO Mark Rutte è fantastico. Ma alcuni Paesi europei, come la Spagna, si sono comportati in modo pessimo. In effetti, ho detto a Scott di chiudere tutti gli accordi con la Spagna", ha affermato il presidente americano, riferendosi al segretario al Tesoro, Scott Bessent.
Il disaccordo tra l'amministrazione Trump e il governo Sanchez risale a giugno 2025 quando, dopo il vertice della NATO, gli alleati hanno deciso di aumentare la spesa per la difesa al 5 per cento del PIL, ad eccezione della Spagna. Le ultime tensioni, quindi, si sono aggiunte a questo sfondo di disaccordi tra Washington e Madrid.
Durante il suo intervento Trump ha ipotizzato:
Non ha tardato ad arrivare la risposta del primo ministro spagnolo. Pedro Sanchez ha ribadito la posizione del suo paese riguardo al conflitto in Iran e ha affermato che non cederà alle pressioni commerciali degli Stati Uniti.
Il primo ministro spagnolo ha paragonato l'attacco statunitense contro l'Iran all'invasione dell'Iraq del 2003.
"No al ripetere gli errori del passato", ha affermato Sanchez e ha aggiunto: "Diciamo no alla Guerra".
Il leader spagnolo ha affermato di non poter prevedere le conseguenze precise della "caduta del terribile regime degli ayatollah in Iran". Tuttavia, ha dichiarato di essere sicuro che "non si tradurrà in un ordine internazionale più equo, né in salari più alti, servizi pubblici migliori o un ambiente più sano". Ha invece affermato di prevedere che si trascinerà verso un periodo di incertezza economica.