03 Mar, 2026 - 12:17

Sondaggio sul referendum sulla Giustizia: arriva una nuova indicazione

Sondaggio sul referendum sulla Giustizia: arriva una nuova indicazione

I sondaggi sul prossimo referendum sulla riforma della Giustizia del ministro Carlo Nordio potranno essere pubblicati fino a venerdì 6 marzo prossimo.

La legge, infatti, indica che possono essere diffusi fino a quindici giorni prima dell'apertura delle urne: in questo caso, è prevista per domenica 22 e lunedì 23 marzo.

Le ultime rilevazioni hanno sottolineato tutte un recupero del fronte del No. Ma questa mattina YouTrend ha comparato l'andamento delle opinioni degli italiani a circa tre settimane dal voto con quelle del 2016 quando mancava lo stesso tempo all'apertura delle urne. E ha dato nuove speranze ai fautori della riforma.

Referendum sulla Giustizia: il sondaggio che svela una nuova indicazione 

Ormai ci siamo: la campagna sul referendum sulla Giustizia è arrivata al rush finale.

Il referendum dovrà dire la parola definitiva sulla riforma Nordio che separa le carriere dei magistrati e introduce il sorteggio per l'individuazione dei membri del Csm.

La posta in palio, quindi, è altissima. Il referendum segnerà il punto d'arrivo di una battaglia politica che è iniziata oltre trent'anni fa, fin da quando entrò in vigore la riforma Vassalli della Giustizia.

Per questo, i due fronti non risparmiano colpi per portare acqua al loro mulino.

La corsa era iniziata con quello del Sì in netto vantaggio. Ma, nelle ultime settimane, i sondaggi hanno ravvisato unanimamente un netto recupero da parte del No.

Ora, i due schieramenti più o meno di equivalgono. 

Fatto sta che YouTrend questa mattina ha reso pubblica un'analisi che dà maggiori possibilità al fronte del Sì.

Sono due i motivi per cui si arriva a questa conclusione.

Il primo è che al 26 febbraio scorso il Sì era ancora avanti con il 51,2%. 

Il secondo è che, dieci anni fa, quando il fronte del No alla riforma Renzi-Boschi rimontò e superò nettamente il Sì, quando mancavano gli stessi giorni all'apertura delle urne, il sorpasso si era già concretizzato e consolidato. Il 18 novembre 2016, il No era in vantaggio con il 53,9% con il Sì fermo al 46,1%. Tre settimane dopo, il 4 dicembre 2016, quando si andò a votare, il No si affermò con il 59,1% e il Sì non andò oltre al 40,9%.

A differenza di dieci anni fa, quindi, la partita è molto più aperta. E chi vuole che il sistema si riformi resiste ancora in testa.

Gli ultimi scossoni del referendum

In questi ultimi giorni, in ogni caso, ci si è chiesto anche chi potrebbe risultare decisivo, il vero ago della bilancia tra il Sì e il No alla riforma Nordio.

Uno studio dei flussi elettorali ha svelato che la differenza potrebbe farla quella parte di elettori di centrosinistra che vede di buon occhio la riforma.

Si tratta di circa il 15% dell'elettorato del Pd e addirittura del 25% di quello del Movimento Cinque Stelle.

Se questa fetta di elettori sarà mobilitata insieme all'elettorato del centrodestra, la prossima primavera farà sbocciare la riforma cha ha fatto litigare e discutere per tanti anni.

 

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