Leila Farahbakhsh, attivista iraniana esule a Firenze da 15 anni, è balzata agli onori delle cronache lo scorso fine settimana in quanto ha interrotto un corteo pacifista contro l'intervento militare statunitense in Iran.
Designer di professione e membro dell'Associazione mondiale "Donne, vita e libertà", ha accusato i manifestanti di ipocrisia per il silenzio sulla repressione del regime degli ayatollah che ha causato migliaia di morti civili negli ultimi mesi.
Il suo gesto è stato prorompente e ha sveltao parecchie ipocrisie del mondo pacifista italiano.
In ogni caso, continua a dividere l'opinione pubblica mentre la sua famiglia in Iran vive sotto bombardamenti e blackout comunicativi.
Leila Farahbakhsh vive a Firenze da 15 anni, lavora come designer e non può rientrare in Iran da quattro anni a causa della sua opposizione al regime.
Durante il corteo del 28 febbraio organizzato dall'Arci e da altre sigle di sinistra con circa 150 partecipanti a Firenze, si è piazzata davanti alla prima fila gridando:
Leila ha denunciato arresti, torture, esecuzioni sommarie e violenze su donne e medici, riferendosi alle proteste represse dal regime con migliaia di vittime, molte delle quali giovani.
Leila ha replicato ai manifestanti che le contestavano di sostenere la "dittatura" così:
Inoltre, l'attivista ha sottolineato che molti iraniani nel corteo "non hanno famiglia in Iran" e vivono in una "comfort zone", mentre i suoi familiari sono "sotto il fuoco" dei bombardamenti.
Per le polemiche che ha scatenato il suo intervento, un evento con lei nel Mugello è stato annullato. Ma lei è andata avanti nella sua denuncia:
Le manifestazioni pacifiste, come quella fiorentina contro l'intervento Usa oppongono il "no alla guerra" alla richiesta di aiuto dal popolo iraniano contro il regime.
Leila ha accusato i partecipanti di "attivismo selettivo": solidali con altre cause ma silenti sulle 40mila morti iraniane, con tanto di attacchi a ospedali e blackout internet. I
In Iran, ha sottolineato l'attivista- ci sono state proteste in 31 province su 31 e milioni di persone sono scese in piazza chiedendo la fine, dopo 47 anni, del regime degli ayatollah.
Sta di fatto che il dibattito sulle manifestazioni pacifiste senza se e senza ma divide soprattutto la sinistra.
A Firenze, alcuni hanno replicato a Leila:
ma lei ha ribattuto dicendo che le voci dei giovani e delle famiglie sotto la repressione sono state ignorate.