La serata delle cover di Sanremo 2026 si conferma l’appuntamento più amato del Festival. A conquistare il primo posto sono Ditonellapiaga e TonyPitony con una sorprendente versione di The Lady Is a Tramp. Sul podio anche Sayf con Hit The Road Jack insieme ad Alex Britti e Mario Biondi in perfetto stile Blues Brothers, e Arisa con Quello che le donne non dicono accompagnata dal Coro del Teatro Regio di Parma.
Ad aprire la serata è stata Laura Pausini con un ingresso scenografico dall’esterno dell’Ariston e un medley potente: Immensamente di Umberto Tozzi, Io Canto di Riccardo Cocciante e Ritorno ad Amare di Biagio Antonacci. “Cantare è la cosa che mi fa sentire più libera”, ha detto, ricordando quanto sia importante sentirsi ascoltati e rispettati. Subito dopo, l’Ariston si illumina con Bianca Balti, che a un anno dalla sua apparizione per parlare della sua battaglia contro il tumore, torna sorridente: Un momento che ha emozionato davvero tutti.
La serata è stata un mix di energia e nostalgia. Levante e Gaia hanno infiammato il palco con I Maschi di Gianna Nannini e si sono baciate durante l’esibizione, scatenando i social (si è parlato di censura , poi smentita dal regista Maurizio Pagnussat).
Tra gli omaggi anche quello di Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso: Su di Noi si chiude con la voce campionata di Papa Francesco e un messaggio contro la guerra. Emozionanti anche Malika Ayane e Claudio Santamaria con Mina, e Fiorella Mannoia con Michele Bravi in omaggio a Ornella Vanoni.
A sorpresa è arrivato Gianni Morandi, che ha duettato con il figlio Tredici Pietro sulle note di Vita, resa celebre con Lucio Dalla. Ironico il siparietto finale tra padre e figlio, con Morandi visibilmente emozionato.
La serata ha regalato anche momenti leggeri, come l’intervento comico di Alessandro Siani, e tanta musica che ha fatto ballare l’Ariston, da Elettra Lamborghini con le Las Ketchup fino a LDA, Aka 7even e Tullio De Piscopo. Il premio alla carriera è andato a Caterina Caselli, che a 60 anni da Nessuno Mi Può Giudicare ricorda ancora a tutti di sentirsi liberi dal giudizio. Perché, come ha detto Carlo Conti: “Sanremo non è una città, è una condizione permanente dell’anima”.
A cura di Aurora Cicco