L’Unione europea si confronta con una trasformazione demografica che avrà profonde implicazioni economiche, sociali e geopolitiche. I nuovi dati pubblicati da Eurostat fotografano un continente sempre più anziano, con un progressivo squilibrio tra popolazione attiva e pensionati. Un trend che non riguarda soltanto le politiche sociali, ma incide direttamente sulla competitività globale dell’Europa, sulla sostenibilità dei sistemi di welfare e sul suo peso internazionale.
All'1 gennaio 2025, l’età media della popolazione dell’Unione europea ha raggiunto i 44,9 anni, con un aumento di 2,1 anni nell’ultimo decennio.
L’invecchiamento appare diffuso in quasi tutti gli stati membri: oggi l’Unione Europea conta circa un pensionato ogni tre lavoratori. Secondo le stime, nei prossimi decenni, la percentuale di anziani è destinata ad aumentare in modo significativo.
Alcuni paesi registrano un’accelerazione più marcata. In Italia, l’età media ha raggiunto i 49,1 anni. Dinamiche simili si osservano in Cipro, Grecia, Polonia, Portogallo e Slovacchia. Fanno eccezione Germania e Malta, dove l’età media è diminuita di 0,4 anni.
Nel complesso, su una popolazione stimata di 450,6 milioni di persone a gennaio 2025, il 22 per cento ha 65 anni o più.
Il mutamento demografico comporta un impatto diretto sui sistemi economici e di welfare. Eurostat avverte che “ciò potrebbe a sua volta comportare un aumento dell’onere a carico delle persone in età lavorativa per far fronte alla spesa sociale necessaria per fornire alla popolazione che invecchia una serie di servizi correlati”.
Gli anziani sono aumentati del 3 per cento rispetto al 2015. Tuttavia si riducono i bambini e la popolazione in età lavorativa. Nel 2025, i minori fino ai 14 anni rappresentavano il 14,4 per cento della popolazione del blocco. I cittadini in età lavorativa si attestavano, invece, al 63,6 per cento.
In Italia il quadro appare particolarmente critico: i bambini costituiscono l’11,9 per cento della popolazione, contro il 24,7 per cento di over-65, ormai un quarto del totale nazionale. Uno squilibrio che solleva interrogativi sulla sostenibilità del sistema pensionistico e sulla capacità del paese di mantenere la propria forza produttiva nel lungo periodo.
Un’Europa più anziana potrebbe infatti trovarsi a fronteggiare una minore disponibilità di forza lavoro, una crescita economica più contenuta e maggiori pressioni sui bilanci pubblici.
L’invecchiamento della popolazione europea non è soltanto una questione statistica, ma una sfida strategica per il futuro dell’Unione. I dati di Eurostat delineano un cambiamento strutturale che impone scelte politiche lungimiranti: dal sostegno alla natalità alle politiche migratorie, fino alla riforma dei sistemi pensionistici e sanitari. Senza interventi mirati, il rischio è che il declino demografico si traduca in un indebolimento economico e geopolitico del continente nel lungo periodo.