27 Feb, 2026 - 15:35

Perché Gregory Porter indossa sempre un cappello: la storia delle sue cicatrici

Perché Gregory Porter indossa sempre un cappello: la storia delle sue cicatrici

Voce profonda, presenza scenica magnetica e quel cappello inconfondibile che è diventato parte integrante della sua immagine: Gregory Porter ha costruito una carriera stellare nel jazz contemporaneo, ma c’è una domanda che i fan si sono fatti per anni.

Perché ha indossato sempre lo stesso berretto, con quella particolare fascia sotto il mento? Dietro il look iconico del cantante si è nascosta una storia personale fatta di cicatrici, consapevolezza e trasformazione. E una volta scoperta, tutto ha assunto un significato diverso.

Gregory Porter: Grammy e The Masked Singer UK 2025

Gregory Porter ha conquistato il pubblico mondiale con la sua miscela di jazz, soul e gospel. Ha vinto due Grammy Award per il miglior album jazz vocale: nel 2014 con "Liquid Spirit" e nel 2017 con "Take Me to the Alley". Due riconoscimenti che hanno consolidato il suo nome tra i grandi della scena internazionale.

Nel 2025 ha sorpreso ancora tutti partecipando a "The Masked Singer UK", dove è stato svelato come il "Granchio Vestito" e ha conquistato il secondo posto. Anche sotto la maschera, la sua voce baritonale è stata immediatamente riconoscibile.

Le sue apparizioni pubbliche hanno sempre acceso la curiosità per quel cappello così particolare: una flat cap Kangol Summer Spitfire modificata con una fascia in stile passamontagna che ha coperto orecchie e mento.

La scelta del cappello: l’origine delle cicatrici

Non c’è mai stato un mistero oscuro dietro quel copricapo. Gregory Porter ha spiegato già nel 2012 a Jazz Weekly di aver iniziato a indossarlo per coprire alcune cicatrici rimaste dopo un intervento chirurgico alla pelle quando era piccolo, senza però mai svelare cosa sia accaduto esattamente.

Ha dichiarato: "Ho subito un intervento chirurgico alla pelle, quindi questo è stato il mio look per un po’ di tempo e continuerà a esserlo ancora per un po’". Non ha mai voluto entrare nei dettagli clinici, ma nel 2016 ha raccontato al Telegraph di aver riportato cicatrici sul viso già all’età di sette o otto anni.

In un’intervista alla BBC ha chiarito che avrebbe preferito che l’attenzione si concentrasse meno sul cappello e più sulla sua musica e sul suo cuore. Tuttavia, il pubblico ha finito per associare inevitabilmente quel look alla sua identità artistica.

Da protezione a marchio di fabbrica

Se all’inizio il cappello è stato una forma di protezione, con il tempo è diventato un simbolo. In un’intervista al Metro nel 2020, Porter ha raccontato un aneddoto curioso: si trovava a Denver, faceva freddissimo e indossava cinque strati di vestiti e un cappello. Quando la temperatura si è alzata, ha pensato che quel look fosse comodo e distintivo.

Ha iniziato a cantare in un jazz club della città e la gente ha iniziato a dire: "È il ragazzo con il cappello". Così è nato il marchio di fabbrica.

Da quel momento in poi, il copricapo non è stato più solo un modo per coprire le cicatrici, ma un elemento identitario. Un segno riconoscibile tanto quanto la sua voce vellutata.

Il cappello è stato protagonista anche in occasioni ufficiali. Quando si è esibito al servizio di canti natalizi della principessa del Galles all’Abbazia di Westminster, durante l’evento "Together at Christmas", ha cantato accanto ad artisti come Paloma Faith. Anche in quell’occasione ha indossato il suo iconico copricapo, davanti al Principe del Galles e ai suoi figli.

Il pubblico ha ormai considerato quel look parte integrante dell’artista. Porter stesso ha ammesso che oggi viene riconosciuto proprio grazie al cappello, anche fuori dal palco. Ha raccontato divertito che l’unica volta in cui non è stato riconosciuto è accaduta quando si è tolto il cappello per fare il bagno nell’oceano a Ibiza.

Nessuno lo ha notato. Poi è tornato in hotel, ha rimesso il cappello e improvvisamente tutti hanno detto: "Ecco Gregory Porter".

Un rapporto sereno con i fan

Gregory Porter ha sempre mostrato gratitudine verso i fan. Ha spiegato che non gli dà fastidio fermarsi per una foto o una chiacchierata. Anzi, ha detto di sentirsi onorato quando qualcuno gli racconta quanto la sua musica abbia dato gioia.

Il cappello non è mai stato un muro tra lui e il pubblico. Al contrario, è diventato un ponte, un segno distintivo che ha reso più facile l’identificazione. Ha anche chiarito di possedere diversi modelli dello stesso tipo e di trovarlo comodo: non gli fa caldo, non lo infastidisce e non rappresenta un peso.

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