L'ultima notizia sul fronte Ilva di Taranto è che il Tribunale ha accolto il ricorso di 11 abitanti del capoluogo pugliese e ha ordinato che entro il 24 agosto l'impianto dovrà fermarsi.
Le toghe hanno motivato questa decisione al fine di garantire la salute pubblica.
Tuttavia, l'altra faccia della medaglia è quella che da tempo molti paventavano: rischiano di saltare 18mila posti di lavoro perché la trattativa con il fondo Usa Flacks, avviata grazie a un prestito ponte di 390 milioni autorizzato nelle scorse settimane dalla commissione Ue, rischia di andare a carte quarantotto.
Per il direttore di Libero Mario Sechi, anche questa sentenza si iscrive nell'elenco della cattiva giustizia. Per lui, le toghe sembrano vivere in un mondo parallelo.
Tuttavia, nell'editoriale di oggi, quello tarantino non è l'unico esempio che cita per raccontare le malefatte dei tribunali: un altro che gli viene in mente è quello inerente l'urbanistica a Milano.
In tempi di campagna referendaria sulla giustizia, tutto fa brodo. Mario Sechi con il suo Libero è schierato apertamente dalla parte del Sì alla riforma Nordio. E per dimostrare che bisogna mettere mano alla giustizia, oggi, fa due esempi di sentenze secondo lui sbagliate che bloccano l'economia di due città importanti come Taranto e Milano.
scrive Sechi, facendo subito l'esempio dell'Ilva di Taranto:
Per Sechi, quindi, siamo "al videogame impazzito". Se, tra l'altro, è vero che ci sono gravi pericoli per la salute, perché non spegnere subito tutti i forni?
L'altro grande esempio che il direttore di Libero fa annoverandolo come cattiva giustizia che blocca l'economia è poi quello milanese riguardante l'urbanistica del capoluogo lombardo:
Ma perché si arriva a questo? Sechi, un'idea ce l'ha:
Un vizio che, secondo il direttore di Libero, "mina la libertà d'impresa".
Per questo, allora, Sechi torna a bomba sul referendum: