27 Feb, 2026 - 11:14

Morte del piccolo Domenico, cosa è emerso finora sulle cause: dal ghiaccio ai tempi, tutti gli errori

Morte del piccolo Domenico, cosa è emerso finora sulle cause: dal ghiaccio ai tempi, tutti gli errori

Proseguono le indagini per far luce sulla morte di Domenico, il bimbo di due anni e mezzo trapiantato con un cuore bruciato. Secondo quanto emerso finora, alla base del danneggiamento dell'organo ci sarebbero una serie di errori nelle fasi di prelievo, confezionamento e trasporto dall'ospedale di Bolzano a quello di Napoli.

Le testimonianze dei medici austriaci presenti all'espianto

Tra gli ultimi elementi finiti agli atti dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli ci sono le dichiarazioni dei medici dell'équipe di Innsbruck che lo scorso 23 dicembre erano presenti nella sala operatoria dell'ospedale San Maurizio - dove si procedeva all'espianto degli organi a un bimbo annegato in piscina - per il prelievo di fegato e reni destinati ad altri pazienti. 

Secondo quanto messo a verbale, il primo problema sarebbe stato comunicativo: dei medici arrivati da Napoli, giudicati "tesi e preoccupati", "solo il secondo chirurgo parlava inglese". I testimoni avrebbero inoltre riferito di alcune criticità tecniche: durante la fase di drenaggio precedente all'espianto, sarebbe stata eseguita un'incisione troppo piccola. 

A quel punto, cuore e fegato si sarebbero gonfiati per congestione venosa e uno dei medici austriaci avrebbe deciso di intervenire. Al termine delle operazioni, sempre secondo le testimonianze, l'équipe napoletana, senza sufficienti sacchetti e un contenitore idoneo, avrebbe inserito il muscolo in un barattolo di istologia per pezzi anatomici, dentro a un box frigo portatile simile a quelli per uso alimentare.

Sarebbe stato quindi chiesto al personale di Bolzano del ghiaccio per il trasporto. L'oss di sala ha riferito di aver recuperato quello disponibile in struttura, secco, e di aver chiesto "alla chirurga di Napoli" se andasse bene, ricevendo l'ok e le indicazioni su dove posizionarlo. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio quel ghiaccio a danneggiare il cuore, bruciandone i tessuti.

Decisivo l'assenso del medico partenepeo. Come spiega Il Corriere della Sera, l'operatrice altoatesina "non era infatti formata per poter conoscere le conseguenze dell’utilizzo del ghiaccio secco" anziché del ghiaccio tradizionale. Si sarebbe quindi limitata, insieme ai colleghi, a seguire gli ordini ricevuti.

La questione dei tempi tra l'espianto e l'impianto a Napoli 

Un altro fronte d'indagine riguarda i tempi. Secondo quanto reso noto dal legale della famiglia di Domenico, Francesco Petruzzi, l'espianto del cuore del piccolo sarebbe iniziato almeno 14 minuti prima dell'arrivo del nuovo organo in sala operatoria. In sostanza, quando il contenitore è stato aperto e si è compreso che qualcosa non andava, il cuore - malato ma funzionante - del bambino era già stato rimosso.  

Il cuore "come una pietra" e i tentativi di scongelamento

virgolette
Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda,

le dichiarazioni dei tre infermieri che erano presenti al Monaldi al momento dell'apertura del box contenente l'organo, descritto - senza giri di parole - come "una pietra di ghiaccio". In quella fase, concitatissima, il cardiochirurgo in sala avrebbe emesso la sentenza: secondo lui quel cuore "non sarebbe ripartito".

In assenza di alternative, il trapianto fu eseguito lo stesso. Era il 23 dicembre. Domenico non si sarebbe mai più svegliato: il 21 febbraio, dopo due mesi di coma farmacologico, si è spento. Si attende ora l'autopsia, che sarà eseguita in sede di incidente probatorio. Sette le persone iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo: tutte del Monaldi. Escluse per ora responsabilità in capo al personale di Bolzano. 

LEGGI ANCHE