26 Feb, 2026 - 15:01

Svolta nel cold case delle suore italiane uccise in Burundi nel 2014: arrestato un 50enne a Parma

Svolta nel cold case delle suore italiane uccise in Burundi nel 2014: arrestato un 50enne a Parma

È arrivato a una svolta il caso delle tre suore italiane uccise in Burundi nel 2014. Nella mattinata di oggi, 26 febbraio 2026, i carabinieri del comando provinciale di Parma hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del burundese Harushimana Guillaume, 50 anni, gravemente indiziato di aver preso parte al triplice omicidio.

L'arresto e le accuse dopo 12 anni dai fatti

L'ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Parma su richiesta della Procura, previo consenso favorevole del Ministro della Giustizia, come previsto per i reati commessi all'estero ai danni di cittadini italiani. Al 50enne arrestato viene contestata l'accusa di concorso in omicidio plurimo aggravato dalla premeditazione, dall'efferatezza e dall'età (avanzata) delle vittime. 

Secondo gli inquirenti, in pratica, Harushimana avrebbe avuto un ruolo nell'organizzazione, partecipando a riunioni preparatorie, effettuando sopralluoghi e fornendo garanzie sulla disponibilità di denaro agli esecutori materiali. Ma avrebbe anche recuperato la chiave per accedere all'abitazione delle religiose, procurando ai killer gli indumenti necessari per non destare sospetti durante la missione.

Il triplice omicidio delle suore in Burundi 

I fatti risalgono al 2014. Le tre missionarie saveriane furono uccise in due diversi assalti nell'arco di poche ore. Nel pomeriggio del 7 settembre fu la volta di Olga Raschietti, 83 anni, e Lucia Pulici, 75: le due suore furono sgozzate, poi l'assassino si accanì sul cadavere di una di loro, colpendolo ripetutamente con una pietra.

La terza vittima, Bernardetta Boggian, 79 anni, fu uccisa nella notte tra il 7 e l'8 settembre e decapitata. Era stata lei a ritrovare senza vita le due consorelle e a dare l'allarme, ma aveva deciso di non abbandonare l'alloggio. Il suo capo venne lasciato accanto al corpo.

Nell'immediatezza dei fatti, fu arrestato in Burundi un 33enne di nome Christian Claude Butoyi, che, secondo le autorità locali, si diceva convinto del fatto che il convento dove vivevano le religiose fosse stato costruito su un terreno appartenente alla sua famiglia. Si parlò subito di un possibile depistaggio. Diverse organizzazioni internazionali si mossero per la sua liberazione.

Le lunghe indagini e le ipotesi sul movente 

La Procura di Parma ha deciso di riaprire il caso nel 2024 (archiviato una prima volta nel 2015 e una seconda nel 2018), dopo aver acquisito nuove testimonianze e nuovo materiale documentale. Si è così arrivati all'arresto del 50enne, che al momento non avrebbe reso ammissioni.

Il procuratore capo di Parma, Alfonso D'Avino, ha dichiarato in una conferenza stampa che il triplice omicidio

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è maturato negli ambienti della polizia segreta del Burundi.

Secondo questa ricostruzione, il mandante "sarebbe il generale Adolphe Nshimirimana", un alto ufficiale militare di cui all'epoca Harushimana sarebbe stato uno stretto collaboratore.

Forse le suore si erano rifiutate di collaborare fornendo assistenza sanitaria alle milizie burundesi operanti in Congo. Non si escludono tuttavia ulteriori motivazioni, anche di natura economica. Le indagini proseguono.

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