26 Feb, 2026 - 11:30

"Scream 7": la saga (putroppo) continua

"Scream 7": la saga (putroppo) continua

Ammettiamolo, il primo Scream (1996) non è mai stato un capolavoro. La sceneggiatura stessa non era poi così originale, perché strizzava l’occhio ad altre saghe dell’orrore (Venerdì 13, Halloween, Nightmare) già consacrate dal pubblico, e la recitazione dell’intero cast, per quanto discreta, non era di certo indimenticabile. Però vantava la regia di Wes Craven, uno dei padri del genere horror/slasher più apprezzati del panorama cinematografico mondiale.

Eppure Scream, divenuto poi a tutti gli effetti una saga, è rimasto indelebile nella memoria collettiva di almeno un paio di generazioni. Questo perché apparteneva a un’epoca in cui appassionarsi al cinema, anche quello di semplice intrattenimento, era ancora possibile. Basti pensare alla maschera di Ghostface, conosciuta da grandi e piccini, rimasta per tre decenni una vera icona. Gli anni ’90 sembrano risalire a un secolo fa, eppure sono passati solo trent’anni. Oggi pare impossibile catturare l’attenzione, l’entusiasmo e il coinvolgimento di chiunque, in una società fatta di individui perennemente annoiati e distratti, che provano godimento quasi soltanto nel cibarsi di notizie e programmi spazzatura, come i procioni che mangiano rovistando nei cassonetti.

Proprio per questo, nel tentativo disperato di riportare la gente nelle sale, ormai pressoché vuote, i produttori cinematografici statunitensi stanno riprendendo in mano le saghe di un periodo relativamente vicino, ma così diverso dalla realtà odierna che pare essere distante millenni. Magari risulterà un discorso da nostalgici, ma a quel tempo l’assenza dei social media lasciava un confine di demarcazione ben netto tra i lavoratori dello spettacolo e i “comuni mortali”. Ecco che era molto più facile far sì che il pubblico si interessasse al cinema e ne parlasse fino alla nausea. Prima davanti a un film si sognava un mondo che tanti di noi non avrebbero mai potuto raggiungere nemmeno in cartolina. Adesso basta un retweet da parte di un vip per illudersi di poter diventare famosi, pur non possedendo alcuna velleità artistica.

E in questo mare di tristezza e piattume esistenziale, le sceneggiature, ogni anno di più, sembrano perdere mordente e corposità, e non pare che possano avere inventiva, senza scadere nel patetico o nel grottesco. E purtroppo è anche il caso di Scream 7. Neppure il ritorno di Neve Campbell nei panni della mitica Sidney Prescott è stato in grado di risollevare la situazione. Questa volta alla regia troviamo Kevin Williamson, niente di meno che il creatore del soggetto originale del capitolo iniziale e autore di quasi tutti gli altri a seguire (in Scream V e Scream VI è stato solo produttore esecutivo e ha corretto le bozze). Nel cast, ovviamente, c’è l’immancabile Courteney Cox, sempre nel ruolo di Gale Weathers, che figura pure tra i produttori della pellicola.

Siamo nel 2026 a Pine Grove, un piccolo comune in Pennsylvania, dove Sidney Prescott (Neve Campbell), a distanza di trent’anni dagli omicidi del primo Ghostface che le hanno cambiato la vita, sta tentando di ritrovare la serenità a fianco del marito e della figlia adolescente. Ma ben presto un nuovo Ghostface farà il suo ingresso in città.

Forse il peggiore dell’intera saga, Scream 7 manca soprattutto di logica nello sviluppo narrativo, con dei colpi di scena talmente assurdi, degni di una stagione della telenovela Beautiful, da risultare addirittura parodistico. Benché duri circa due ore, scorre fin troppo velocemente, come un film per la TV, perché manca un reale focus e un movente plausibile del killer. Inoltre, il trend attuale di infilare a forza l’IA in qualunque sceneggiatura, che compare anche qui, rende i lungometraggi odierni macchiettistici e forzati. Che dire, potevamo farne a meno? Direi di sì. 2,8 stelle su 5.

 

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