25 Feb, 2026 - 15:02

Garlasco, il delitto diventato algoritmo tra verità giudiziaria e sentenze social

Garlasco, il delitto diventato algoritmo tra verità giudiziaria e sentenze social

A quasi vent’anni da quel tragico 13 agosto 2007, il delitto di Garlasco ha smesso di essere soltanto un caso di cronaca nera per trasformarsi in un fenomeno di costume, un esperimento sociale a cielo aperto che divide l’Italia in fazioni feroci. Nonostante una sentenza definitiva di condanna a 16 anni per Alberto Stasi, il caso non è mai realmente uscito dalle aule di giustizia per entrare nel silenzio della memoria. Al contrario, si è trasferito armi e bagagli nel "tribunale del web", dove la complessità del diritto viene sacrificata quotidianamente sull'altare del click e della visualizzazione.

La divisione tra colpevolisti e innocentisti a Garlasco ha assunto i connotati di una vera e propria tifoseria. Da una parte chi si appoggia alla "verità processuale" sancita dalla Cassazione, dall'altra chi vede in ogni nuova perizia il segno inequivocabile di un errore giudiziario. Questa polarizzazione non è più un confronto civile tra dubbi legittimi, ma una guerra di trincea combattuta a colpi di post e commenti. Il rischio concreto è che la ricerca della verità sia stata sostituita dalla ricerca della conferma dei propri pregiudizi, trasformando una tragedia umana in un contenuto d'intrattenimento permanente.

Il fenomeno più critico dell'ultimo decennio è l’ascesa dei cosiddetti "esperti improvvisati". Su piattaforme come YouTube e TikTok, proliferano profili che, privi di qualsiasi titolo accademico o esperienza forense, analizzano atti processuali, fotografie autoptiche e dinamiche del delitto con una sicumera che sfida la logica.

Questi divulgatori dell’ultim'ora parlano di genetica, informatica forense e dinamica delle macchie di sangue (BPA) semplificando concetti che richiederebbero anni di studio. Il risultato è una confusione generalizzata dell’opinione pubblica: la scienza, che per sua natura è probabilistica e complessa, viene presentata come una verità binaria e immediata. Si creano narrazioni suggestive che, pur non avendo alcun valore legale, riescono a erodere la fiducia nelle istituzioni e nei professionisti che operano nei tribunali reali.

In questo clima di perenne incertezza, l'attenzione si è recentemente spostata sulla figura della professoressa Cristina Cattaneo, una delle massime autorità nel campo della medicina legale. Il punto focale è la cronotato diagnosi, ovvero la determinazione dell'orario del decesso di Chiara Poggi. Se le nuove analisi dovessero effettivamente dimostrare che la morte è avvenuta in una finestra temporale diversa da quella ipotizzata inizialmente — una finestra in cui la presenza di Stasi sul luogo del delitto fosse fisicamente impossibile — ci troveremmo davanti a un potenziale ribaltamento mediatico e, forse, giuridico.

Tuttavia, bisogna distinguere tra il valore di un nuovo elemento scientifico e la sua spendibilità in un processo di revisione. Nei tribunali, una perizia deve integrarsi in un quadro probatorio consolidato; sul web, invece, viene agitata come una "pistola fumante" capace di annullare istantaneamente vent'anni di indagini. Questa discrepanza tra i tempi della scienza e la fame di risposte dei social crea un corto circuito informativo pericoloso.

È fondamentale ribadire che i processi si celebrano nei tribunali, con garanzie, contraddittorio e responsabilità civile e penale. Il "tribunale del web", al contrario, non risponde ad alcuna regola se non a quella dell'algoritmo. Se in un'aula di tribunale ogni parola è pesata e ogni prova è vagliata da giudici e avvocati, sui social regna l'emotività.

Il caso Garlasco è diventato l'esempio lampante di come la giustizia possa essere distorta dalla lente deformante dei media digitali. La vittima, Chiara Poggi, e il condannato, Alberto Stasi, diventano quasi dei personaggi di una narrazione a puntate, spogliati della loro umanità per diventare simboli di una battaglia ideologica. La vera sfida, per il futuro, sarà proteggere l'indipendenza della magistratura e il rigore della scienza forense dalle incursioni di chi cerca verità facili in un mondo che, per definizione, è fatto di sfumature e dubbi.

Garlasco non è un gioco, non è un podcast e non è un video di tendenza. È una ferita aperta che merita rispetto, competenza e, soprattutto, la consapevolezza che la verità non si trova mai con un semplice "like".

 

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