Chi è davvero Colombre? Dietro questo nome sospeso tra poesia e mistero si è nascosto Giovanni Imparato, uno dei cantautori più raffinati della scena indie italiana. Nato sul mare Adriatico, cresciuto tra chitarre e scuole superiori, diventato simbolo di un minimalismo emotivo che ha conquistato pubblico e critica.
Ma cosa sappiamo davvero sulle sue origini, sui genitori e su dove ha vissuto oggi? E com’è diventato uno dei protagonisti del Festival di Sanremo insieme a Maria Antonietta?
Ecco tutto quello che è emerso sulla sua storia, tra Marche, musica e una riservatezza quasi d’altri tempi.
Giovanni Imparato - quasi 44enne - è nato il 15 agosto 1982 a Senigallia, cittadina adriatica con una scena musicale indipendente sorprendentemente vivace. È cresciuto lì, tra mare, provincia e sogni da cameretta.
Fin da giovanissimo si è appassionato alla chitarra. Intorno al 2005 ha formato la sua prima band, i Chewingum, insieme ad amici del panorama locale marchigiano. Con loro ha pubblicato album come "La seconda cosa da andare" nel 2008 e "Nilo" nel 2012, iniziando a costruire un’identità sonora riconoscibile.
Quelle radici provinciali hanno forgiato il suo stile. Nei testi ha evocato spesso paesaggi adriatici, introspezione, minimalismo. La provincia non è stata un limite: è diventata materia narrativa.
Senigallia è rimasta la sua base affettiva, il luogo dove tutto è cominciato.
Quando si parla dei genitori di Colombre, le informazioni pubbliche sono pochissime e online regna il vuoto attorno alla sua vita: solo qualche sparuta foto su Instagram svela momenti della sua vita privata. Giovanni Imparato ha sempre mantenuto un profilo di grande discrezione, evitando di raccontare dettagli familiari o aneddoti personali.
Non sono emersi nomi, professioni o storie legate alla madre o al padre. Nessuna intervista ha approfondito il contesto familiare oltre le origini marchigiane e i suoi primi passi nel mondo della musica. Questo silenzio è sembrato coerente con il suo carattere e con una carriera costruita più sull’arte che sulla narrazione privata.
Un elemento però è noto: ha un fratello, Marco Imparato, anche lui musicista. Marco è stato un collaboratore fondamentale fin dagli esordi con i Chewingum. Ha suonato chitarre, synth e ha partecipato alle produzioni degli album della band.
Dal debutto solista di Colombre, Marco ha continuato a essere presente nei tour e nelle registrazioni, contribuendo a dischi come "Pulviscolo" del 2017. Giovanni lo ha spesso citato come il suo primo complice nelle prove casalinghe giovanili.
Questo legame fraterno ha intrecciato vita privata e musica, pur senza mai sconfinare nel gossip. La famiglia è rimasta fuori dai riflettori, ma dentro il suono.
Prima del debutto solista, Giovanni Imparato ha lavorato come insegnante di italiano, storia e geografia alle medie e alle superiori. In un’intervista del 2020 ha dichiarato: "Ero, sono stato, sono e forse sarò ancora un insegnante di italiano".
Questa formazione umanistica ha influenzato profondamente la sua scrittura. Le sue canzoni hanno avuto una dimensione narrativa forte, quasi letteraria. Non a caso, lo pseudonimo Colombre è stato ispirato al racconto di Dino Buzzati, simbolo di destino e inquietudine esistenziale.
Dopo "Pulviscolo" del 2017, pubblicato su Bomba Dischi, sono arrivati "Bluarma" nel 2020 e "I morti non parlano" nel 2023. Ha collaborato con artisti come Calcutta e Chiello, consolidando il suo posto nella scena indie.
Un capitolo fondamentale della vita di Colombre è la relazione con Maria Antonietta, pseudonimo di Letizia Cesarini. La loro storia è iniziata nel 2011 durante una festa di musicisti a Senigallia. Lei si è esibita prima della band di Giovanni. Una corda della sua chitarra si è rotta. Lui le ha prestato la sua. Da quell’episodio è nata una collaborazione che si è trasformata in una relazione duratura.
Dal 2011 hanno intrecciato vita quotidiana e percorsi artistici. Hanno fatto tour insieme già dal 2013, spesso con la presenza del fratello Marco. Nel 2025 hanno pubblicato "Luna di miele", primo album scritto e inciso a quattro mani, racconto dell’amore reale lontano dai cliché romantici.
Nel 2026 salgono insieme sul palco del Festival di Sanremo con "La felicità e basta", portando in gara una visione dell’amore come diritto e non come premio. Hanno descritto il loro legame come un mare: con bassa marea e tempesta. La loro relazione è sempre stata così: costellata di temperamenti vivaci, alti e bassi, ma tanta complicità e l’hanno integrata nella musica come parte naturale della vita.
Giovanni Imparato è nato e cresciuto a Senigallia, nelle Marche, e quella città affacciata sull’Adriatico è rimasta il suo primo orizzonte emotivo. Lì ha passato l’infanzia e l’adolescenza, lì ha iniziato a suonare la chitarra, lì ha formato la sua prima band con gli amici. Senigallia non è stata solo il luogo delle origini: è diventata la matrice della sua poetica, fatta di mare, silenzi e provincia.
Negli anni dell’università e dei primi concerti si è mosso spesso tra le Marche e altre città vicine come Ancona e Bologna, frequentando ambienti musicali indipendenti e costruendo una rete di collaborazioni. In quel periodo ha lavorato anche come insegnante nelle scuole marchigiane, restando quindi radicato al territorio.
Con il debutto solista come Colombre nel 2017 e l’ingresso più stabile nel circuito discografico nazionale, ha iniziato a dividere la sua vita tra Senigallia e Milano. Il capoluogo lombardo è diventato il punto di riferimento operativo: studi di registrazione, etichette, concerti, incontri professionali. Milano ha rappresentato la dimensione lavorativa, il luogo dove i dischi hanno preso forma concreta.
Le Marche, però, sono rimaste la base affettiva e creativa. Senigallia ha continuato a essere il posto dove tornare, scrivere, rallentare. Anche la relazione con Maria Antonietta, marchigiana di Pesaro, ha rafforzato questo legame territoriale: la loro storia è nata proprio lì, tra concerti locali e amicizie comuni.
Oggi Colombre ha vissuto stabilmente tra Senigallia e Milano, senza dichiarare una residenza esclusiva. Questa doppia appartenenza ha raccontato perfettamente la sua identità: provinciale per radici e sensibilità, metropolitana per necessità artistiche. Un equilibrio tra mare e città che si è riflesso anche nella sua musica.