24 Feb, 2026 - 12:38

Colombre perché si chiama così: lo pseudonimo e il nome vero

Colombre perché si chiama così: lo pseudonimo e il nome vero

Colombre è uno di quei nomi che ti restano in testa. Ha un suono misterioso, letterario, quasi marino. Ma chi si è nascosto dietro questo pseudonimo? E soprattutto: perché Colombre si è chiamato così?

Dietro l’alias si cela Giovanni Imparato, cantautore nato a Senigallia il 15 agosto 1982. Professore di lettere, anima indie, penna raffinata. Il suo nome d’arte non è stato scelto a caso: ha raccontato un mondo, un’estetica e una visione precisa della musica. E quando è salito sul palco del Festival di Sanremo insieme a Maria Antonietta, quel nome ha brillato ancora di più.

Scopriamo l’origine dello pseudonimo Colombre, il suo vero nome e il significato nascosto dietro una scelta così potente.

Il vero nome di Colombre e le sue origini

Il vero nome di Colombre è Giovanni Imparato. È nato a Senigallia, nelle Marche, nel 1982 e ha 44 anni. Ha costruito la sua identità artistica partendo da una solida formazione umanistica.

Prima di diventare Colombre, ha militato come frontman dei Chewingum, band indie che ha pubblicato album come "La seconda cosa da andare" (2008) e "Nilo" (2012). In quella fase ha già mostrato una scrittura personale, ma è stato nel 2017 che ha fatto il salto definitivo.

Ha scelto di intraprendere la carriera solista e ha adottato lo pseudonimo Colombre. L’esordio col nuovo nome è arrivato con "Pulviscolo", pubblicato nel 2017, aprendo una nuova fase artistica fatta di minimalismo cantautorale, elettronica delicata e liriche sospese.

Nel tempo ha pubblicato album come "Bluarma" (2020) e "I morti non parlano" (2023), consolidando il suo posto nella scena indie italiana. Ha collaborato con artisti come Calcutta, ha prodotto per Chiello e ha lavorato a stretto contatto con Maria Antonietta.

Ma il vero cuore del progetto è sempre stato racchiuso nel nome.

Il "Colombre" di Buzzati e il significato nascosto

Il nome Colombre è derivato direttamente dal racconto "Il Colombre" di Dino Buzzati, pubblicato nel 1966 nella raccolta "Il Colombre e altri cinquanta racconti".

Nel racconto, il Colombre è uno squalo misterioso e leggendario che perseguita il protagonista per tutta la vita. Una creatura spaventosa, visibile solo alla sua vittima e ai familiari. Un mostro marino che sembra incarnare un destino inevitabile.

Ma la storia ha avuto un colpo di scena: quello squalo non è stato un nemico. Ha rappresentato un dono nascosto, un tesoro sommerso che si è rivelato solo alla fine. Buzzati ha usato il Colombre per parlare di inquietudine esistenziale, tempo che fugge e paura del proprio destino.

Giovanni Imparato ha scelto questo nome proprio per evocare quell’atmosfera sospesa tra fiaba e inquietudine. La sua musica ha raccontato una "caccia" interiore, un inseguimento simbolico tra ombre e possibilità.

Il Colombre non è stato solo un mostro. È diventato metafora di ciò che ci insegue e che forse, alla fine, ci salva.

Colore e ombre: la doppia anima indie

C’è anche un’altra chiave di lettura affascinante. "Colombre" contiene dentro di sé due parole: colore e ombre. Una dualità perfetta per descrivere la sua poetica.

Le sue canzoni hanno mescolato luci pop e malinconie folk, melodie luminose e testi introspettivi. Ha costruito un immaginario onirico, fatto di dettagli quotidiani e riflessioni esistenziali.

La formazione umanistica e il lavoro come insegnante di lettere hanno influenzato profondamente la sua scrittura. Ogni brano è sembrato un racconto breve, un piccolo universo narrativo.

Non è stato solo un omaggio letterario. È stato un manifesto artistico contro l’effimero. Come lo squalo di Buzzati portava con sé un tesoro di perle luminose, anche la musica di Colombre ha cercato di scavare sotto la superficie.

Nel 2018 ha ricevuto la Targa Artista Emergente a Musica da Bere e il Premio Super MEI Circus, confermando la solidità del progetto. Nel 2025 ha vinto il Premio Pigro per il miglior testo, ulteriore riconoscimento della sua scrittura raffinata.

Da Senigallia a Sanremo 2026

Nato nelle Marche, Colombre ha vissuto tra la sua regione e Milano, mantenendo sempre un legame forte con le origini. Fratello del musicista Marco Imparato, ha attraversato la scena indie con discrezione ma costanza.

Quando è arrivato al Festival di Sanremo in duetto con Maria Antonietta, il suo nome ha assunto una nuova risonanza mainstream. Eppure, la sua identità è rimasta coerente: narrativa, poetica, fuori dalle logiche dell’hype momentaneo.

Il pubblico più curioso ha iniziato a chiedersi: perché si chiama Colombre? E la risposta ha riportato tutti a Buzzati, alla letteratura, al mare, al destino. Il suo vero nome, Giovanni Imparato, è rimasto in secondo piano. Non per mistero, ma per scelta artistica. Lo pseudonimo ha creato distanza dal sé reale, permettendogli di immergersi completamente in un mondo narrativo personale.

Colombre non è stato solo un nome d’arte. È stato un simbolo. Una dichiarazione di poetica. Una metafora musicale che ha unito inquietudine e speranza. 

E forse è proprio questo il segreto del suo successo: aver trasformato uno squalo leggendario in una bandiera indie, capace di inseguire - e raggiungere - il proprio destino artistico.

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