Oggi è stato pubblicato dal Giornale un sondaggio di Antonio Noto che fa capire, a proposito del referendum sulla Giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo, non solo quale fronte è in vantaggio, ma anche chi è destinato a fare la differenza tra il Sì e il No alla riforma Nordio.
In pratica, secondo il sondaggista, il Sì, ad oggi, quindi a meno di un mese dall'apertura delle urne, è ancora in vantaggio: 53,3% contro il 46,7%.
Ma il dato più importante che emerge dalla sua analisi è che a fare la differenza tra i due blocchi c'è una bella fetta di elettori del centrosinistra che voterà Sì nonostante le indicazioni contrarie che danno i leader di quello schieramento.
Secondo Antonio Noto, "il primo elemento politico da evidenziare è la forte compattezza dell'elettorato di centrodestra".
Infatti, il 97% degli elettori di Fratelli d'Italia è a favore della riforma, così come il 96% della Lega e il 94% di Forza Italia, percentuale che può considerarsi persino bassa se si considera che la riforma è una battaglia storica proprio di questo partito.
Ma tant'é: se l'elettorato del centrodestra andrà a votare, voterà compattamente a favore della riforma, per il Sì. Chi è in disaccordo di questo schieramento, secondo Noto, non si recherà proprio a votare.
Nel campo del No, invece, il quadro è più articolato.
Gli elettori più fedeli alla linea tracciata dai leader di partito sono quelli di Avs, il 92% dei quali voterà no. Le fronde, invece, sono molto più larghe sul fronte del Pd e del Movimento Cinque Stelle.
Il 15% di chi vota a favore del partito di Elly Schlein voterà Sì al referendum. E così farà addirittura il 25% degli elettori del partito di Giuseppe Conte.
È proprio questo blocco, quindi, che potrebbe fare la differenza, regalando al Sì la maggioranza e a Nordio la promozione definitiva della sua riforma.
Del resto, la separazione delle carriere è sempre stata un obiettivo anche della sinistra riformista. E non mancano i dirigenti di questa parte politica che ancora oggi, coerentemente, sono schierati a favore della riforma: da Pina Picierno a Paola Concia, da Enzo Bianco a Marco Minniti, da Cesare Salvi a Enrico Morando, da Augusto Barbera a Stefano Ceccanti, da Umberto Ranieri a Tommaso Nannicini, da Nicola Latorre a Claudio Petruccioli, da Chicco Testa a Giorgio Tonini. Insomma, un bel gruppo.
Ciò che, quindi, sorprende maggioramente dai dati del sondaggio di Noto è la falla che si ravvisa all'interno del Movimento Cinque Stelle. Ma, in questo caso, si deve ricordare che Beppe Grillo finora non si è schierato sul fronte del referendum. Probabilmente, però, se andrà alle urne, voterà Sì.
Sta di fatto che la partita referendaria, per Antonio Noto, si giocherà sul nodo dell'affluenza. Più persone andranno a votare, più certa sarà la vittoria del Sì perché ad oggi solo il 56% di chi è schierato a favore della riforma ha detto che sicuramente si recherà alle urne contro il 65% di chi è contro.
In totale, solo il 43% degli intervistati ha detto che certamente andrà a votare, mentre il 14% è ancora indeciso.
Infine, è importante sottolineare anche come il consenso tra i Sì e i No non è distribuito in modo omogeneo sul territorio nazionale. Emergono infatti queste differenze: il Sì è abbondantemente avanti al Nord e nelle isole; mentre nel Centro e al Sud sono maggioranza i No.