Alla vigilia del discorso sullo Stato dell’Unione, un nuovo sondaggio fotografa un clima di forte divisione negli Stati Uniti sull’operato del presidente Donald Trump. I dati arrivano mentre il capo della Casa Bianca si prepara a intervenire davanti al Congresso il 24 febbraio 2026.
Secondo il sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos, condotto tra il 12 e il 17 febbraio, il 60 per cento degli intervistati ha dichiarato di disapprovare, fortemente o in qualche modo, la gestione del mandato presidenziale da parte di Trump. In particolare, il 47 per cento ha affermato di “disapprovare fortemente” il suo operato.
Sul fronte opposto, il 39 per cento degli americani ha espresso un giudizio positivo, dichiarando di “approvare fortemente” o “approvare abbastanza” l’azione del presidente, mentre l’1 per cento non ha fornito una risposta.
Questi numeri arrivano in un momento cruciale, a ridosso dell’intervento annuale del presidente davanti al Congresso, un appuntamento istituzionale che tradizionalmente rappresenta un’occasione per rilanciare l’agenda politica e cercare di consolidare il consenso.
Il sondaggio evidenzia che le maggiori aree di insoddisfazione riguardano temi centrali anche per la politica estera e commerciale degli Stati Uniti. L’inflazione registra un tasso di disapprovazione del 65 per cento, seguita dai dazi al 64 per cento.
Anche le relazioni estere si collocano tra i punti più critici, con il 62 per cento di giudizi negativi, mentre l’immigrazione registra un 58 per cento di disapprovazione.
Alla domanda su chi sia più affidabile nella gestione dei principali problemi del paese, il quadro appare frammentato. Il 33 per cento degli intervistati indica Trump, mentre il 31 per cento si affida ai Democratici al Congresso. Un ulteriore 31 per cento dichiara di non fidarsi di nessuna delle due parti.
Il risultato evidenzia una sostanziale polarizzazione e una diffusa incertezza, con una quota significativa dell’elettorato che non si riconosce pienamente né nell’amministrazione né nell’opposizione parlamentare.
Il contesto in cui si inserisce il prossimo Stato dell’Unione appare quindi complesso.