23 Feb, 2026 - 21:54

Che malattia ha avuto Michele Bravi: la depressione dopo l'incidente

Che malattia ha avuto Michele Bravi: la depressione dopo l'incidente

Il 22 novembre 2018 ha segnato uno spartiacque nella vita di Michele Bravi. Non solo per le conseguenze giudiziarie dell’incidente stradale avvenuto a Milano, ma soprattutto per il crollo psicologico che ne è seguito.

In quell’impatto tra la sua auto e uno scooter ha perso la vita Rosanna Colia, 58 anni. Michele aveva 23 anni.

Da quel momento, il dolore non è stato solo pubblico. È stato interiore, devastante, silenzioso. La malattia che ha affrontato è stata una profonda depressione post-traumatica, un buio che lo ha allontanato dalla musica, dagli altri e perfino da sé stesso.

Michele Bravi: l'incidete che è costato tutto

È bastata una sera per spezzare una vita. Mentre tornava da un'esibizione, Michele ha imboccato contromano una via a senso unico, trovandosi davanto uno scooter. L'impatto è stato inevitabile: Rosanna Colia (58 anni) è morta sul colpo nonostante i soccorsi immediati.

Dopo l’incidente, Bravi ha patteggiato un anno e due mesi con pena sospesa. La patente è stata sospesa per guida contromano. Ma le conseguenze legali sono state solo una parte della storia.

Il vero terremoto è stato emotivo. A Verissimo nel 2020 ha raccontato: "Ho perso aderenza con il reale, non riuscivo più a parlare né a sentire gli altri". Una frase che ha restituito la fotografia di una dissociazione profonda.

Ha spiegato di aver vissuto mesi come se fosse altrove, abituato all’assenza di suono. La musica, che era sempre stata il suo rifugio, si è spenta. Non riusciva più a comporre. Non riusciva a immaginare il futuro. "Pensare a domani è un tempo lunghissimo", ha confessato.

In un’intervista a Belve su RaiPlay nel 2022, ha ammesso di aver fatto pensieri drammatici e pericolosi. Ha raccontato di aver sperato che i suoi cari morissero con lui per liberarli da quello che percepiva come un incubo causato dalla sua esistenza. Parole crude, che hanno mostrato la profondità del baratro in cui era caduto.

Il tunnel della depressione e l’isolamento totale

La depressione lo ha portato a isolarsi completamente. Ha smesso di vedere amici, ha evitato i contatti, ha vissuto giornate intere piangendo senza controllo. La realtà gli sembrava un sogno distorto da cui potersi svegliare solo annientandosi.

Non riusciva più a guidare. Non riusciva a progettare. Ogni gesto quotidiano è diventato un ostacolo enorme. Ha descritto quel periodo come un tempo sospeso, dove l’identità si era frantumata.

La sua fragilità è emersa senza filtri anche in altre interviste, come al Corriere della Sera nel 2019, dove ha invitato a non temere di chiedere aiuto. Ha trasformato il suo dolore in una testimonianza pubblica, rompendo il tabù sulla salute mentale.

La terapia EMDR: la rinascita

A salvarlo è stata la psicoterapia, in particolare l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), una tecnica specifica per l’elaborazione dei traumi. È stato il padre Stefano, medico, a suggerirgli di intraprendere un percorso strutturato.

"L’amore non basta, serve uno specialista", ha ripetuto più volte. Grazie all’EMDR ha ricostruito un ponte con la realtà. Gradualmente ha ricominciato a parlare, a sentire, a scrivere.

La musica è tornata come atto di sopravvivenza. Nel 2022 ha pubblicato l’album "I Hate You", un progetto nato proprio durante il percorso terapeutico. La title-track ha raccontato l’odio verso sé stesso, la colpa, la frattura interiore. In brani come "Ghost Town" ha trasformato la depressione in immagine sonora, una città fantasma abitata dal vuoto.

Ha dichiarato di aver scritto per non morire dentro. La scrittura è diventata catarsi, la voce uno strumento per rientrare nel mondo.

Dal buio al messaggio pubblico sulla salute mentale

Negli anni successivi, Michele Bravi è diventato uno dei volti più sensibili sul tema della salute mentale nel panorama pop italiano. Ha partecipato a eventi come "Ma sei fuori?" in Lombardia nel 2024, dialogando apertamente sulla fragilità emotiva giovanile.

Ha spiegato che la resilienza si impara un giorno alla volta. Ha ammesso di temere ancora l’imprevedibile, ma di aver scelto di vivere nel presente.

Con brani successivi e partecipazioni televisive, ha continuato a portare una poetica della rinascita. Anche quando è tornato sul palco, ha mostrato una consapevolezza nuova, meno competitiva e più connessa.

La depressione non è stata cancellata come un capitolo chiuso. È stata integrata nella sua storia. Ha parlato di ricadute emotive, di giornate difficili, ma anche di strumenti acquisiti per affrontarle.

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