Si allarga l'inchiesta aperta dalla Procura di Napoli per far luce sul caso del piccolo Domenico, morto a due anni e mezzo dopo un trapianto di cuore fallimentare all'ospedale Monaldi. Sette, al momento, i sanitari finiti nel mirino degli inquirenti con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Ma sono attesi ulteriori sviluppi.
Domenico era affetto da una grave cardiopatia congenita. Il 23 dicembre 2025 era stato trapiantato al Monaldi con un cuore arrivato dall'ospedale San Maurizio di Bolzano; l'operazione era però fallita e i medici avevano dovuto indurlo al coma, mantenendolo in vita tramite Ecmo.
Secondo quanto emerso finora, il muscolo cardiaco sarebbe stato custodito, durante il trasporto, all'interno di un contenitore di plastica sanitario, con ghiaccio secco anziché ghiaccio tradizionale. Modalità che l'avrebbe danneggiato, rendendolo di fatto inutilizzabile.
La Procura di Napoli mira a ricostruire, passo dopo passo, l'intera filiera, per capire quali siano stati gli errori commessi. Bisognerà accertare, tra le altre cose, in che momento l'équipe sanitaria che ha operato il bambino si sia resa conto che l'organo non era idoneo.
Per diverse settimane, dopo l'intervento, sulle condizioni del piccolo è calato il silenzio. Le prime notizie pubbliche sono emerse il 10 febbraio, a oltre un mese di distanza. Si è così scoperto che tre medici del Monaldi erano stati sospesi dal servizio.
E che un quarto medico, responsabile della gestione pre-chirurgica del paziente, si era dimesso pochi giorni dopo il trapianto. Dall'ospedale avevano fatto sapere, comunque, che il bimbo risultava in lista per un nuovo cuore. Una falsa speranza.
Messa in discussione sia dagli specialisti del Bambin Gesù di Roma, sia da un team di esperti arrivati al Monaldi, che, visionando la documentazione clinica, avevano ritenuto che Domenico fosse ormai troppo grave per essere nuovamente operabile.
Con il decesso del bambino, avvenuto nella mattinata di sabato, l'accusa contestata agli indagati - sette tra medici e paramedici - è passata da lesioni colpose a omicidio colposo. I carabinieri del Nas hanno già sequestrato i telefoni cellulari di tutti i coinvolti.
La Procura ha richiesto invece un incidente probatorio su prove come l'autopsia. "Adesso è il momento della verità", continua a ripetere Patrizia Mercolino, madre di Domenico. Il legale che la assiste, Francesco Petruzzi, aveva fatto sapere ieri che "dalla cartellina" del bimbo mancherebbe
"Le varie fasi sono descritte cronologicamente - aveva specificato il legale - ma manca il minutaggio preciso, che sarebbe necessario per comprendere il susseguirsi degli eventi".