In casa Più Europa emerge una frattura netta sul referendum sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo.
Il partito ha ufficialmente scelto il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati, ma il suo leader, Riccardo Magi, sembra remare contro, alimentando accuse di incoerenza e tradimento.
Ora: una divergenza tra segretario e base non è rara in politica. Ma, nel caso di Più Europa, il leader sembra non aver seguito la prassi di allinearsi con la maggioranza degli iscritti.
Finora, su quella che è la battaglia politica più importante dell'anno, ha optato per il silenzio, lasciando il partito senza guida nella campagna referendaria.
Riccardo Magi è finito nell'occhio del ciclone da parte dei suoi stessi compagni di partito per la sua posizione sulla riforma Nordio che diverge da quella della maggioranza di Più Europa.
Fin dall'avvio del dibattito, Magi si è schierato contro:
ebbe modo di dichiarare, aggiungendo che produrrebbe "un esercito di 1300 procuratori autonomi, con la polizia giudiziaria al loro servizio".
Al voto finale alla Camera, ha scelto di astenersi, una mossa che ha irritato la base radicale del partito:
è stato il giudizio secco.
In ogni caso: il 13 dicembre, l'assemblea nazionale di Più Europa si è riunita e ha votato a favore del Sì al quesito referendario sulla separazione delle carriere.
Magi, in quell'occasione, ha ceduto alla maggioranza e ha annunciato pubblicamente l'adesione.
Ma nei fatti, ha fatto scattare una sorta di autocensura: in 68 giorni di campagna, zero iniziative pubbliche a sostegno del Sì. Su Facebook, 105 post del partito, nessuno sul tema referendario.
Risultato? Molti elettori e simpatizzanti di Più Europa ignorano la posizione pro-Sì del partito.
Per i critici interni, questo è un vero e proprio sabotaggio: il segretario ha anteposto le sue convinzioni personali alla volontà collettiva, tradendo il mandato assembleare e la linea che si era decisa di comune accordo.
Le voci più dure contro Riccardo Magi sono provenute da Valerio Federico, ex tesoriere nazionale di Più Europa, e Francesco Cima Vivarelli, avvocato della lista Millennium (la principale del partito) nonché membro dell'assemblea nazionale.
In una nota congiunta, hanno denunciato:
Federico, figura storica del partito, e Vivarelli, attivo sui temi cari ai radicali, rappresentano la frangia più fedele alla tradizione pannelliana, pro-riforme liberali della giustizia.
La loro accusa non è solo politica: è un monito contro un leader che, secondo loro, rischia di isolare Più Europa dal fronte referendario causando una spaccatura che potrebbe pesare sull'esito stesso della consultazione popolare, dove il Sì, per affermarsi, ha bisogno di un'unità trasversale.