Un nome che suona come un vento caldo, un’identità che mescola mare ligure e sabbia tunisina, una tromba che irrompe nell’urban italiano.
Sayf è stato annunciato da Carlo Conti tra i Big in gara al Festival di Sanremo 2026 con un brano inedito, e da quel momento la curiosità è salita alle stelle. Chi è davvero? Dove è nato? E cosa sappiamo dei suoi genitori e delle sue origini?
Ecco il ritratto pop ma accurato di un artista che ha già acceso i riflettori prima ancora di salire sul palco dell’Ariston.
Sayf, pseudonimo di Adam Sayf Viacava, è nato il 23 marzo 1999: ha 26 anni ed è cresciuto tra culture, suoni e identità che si sono intrecciate fin dall’infanzia.
Adam è nato a Genova e ha trascorso l’infanzia tra Genova, Rapallo e Santa Margherita Ligure, nel cuore del Golfo del Tigullio. Il mare ligure è entrato presto nel suo immaginario, così come il cantautorato genovese che ha respirato in casa.
È stato il padre, genovese da generazioni - "non so quante", ha scherzato lui - a fargli ascoltare Fabrizio De André e la PFM. In un’intervista ha raccontato:
L’interesse per il rap è nato a 14 anni, mentre la tromba è arrivata alle medie e non lo ha più lasciato. Quello strumento ha dato alle sue produzioni un timbro riconoscibile, lontano dallo stereotipo urban più rigido.
Non ha finito le superiori: ha iniziato a lavorare a 16 anni, costruendosi un percorso parallelo tra vita reale e musica. Nel 2017 ha pubblicato i primi singoli, "Deep Side" e "Pigz", e nel 2019 è arrivato il mixtape "Sono triste".
Ha co-fondato Luvre Muzik con Zero Vicious e nel 2024 ha lanciato il collettivo Genovarabe, un ponte culturale tra Liguria e Maghreb. L’EP "Se Dio vuole" e brani come "Pachamama" e "Chanelina Soubrette" hanno consolidato un’identità ibrida, tra rap e cantautorato.
Se c’è un filo rosso nella storia di Sayf, è quello familiare. Il padre è italiano, genovese da generazioni. La madre è tunisina, con una famiglia numerosa nel Nord Africa.
I genitori si sono separati quando Adam aveva nove anni, ma lui ha sempre raccontato la vicenda senza rancore. In un’intervista ad Arcade Boyz nel 2025 ha dichiarato:
Ha vissuto principalmente con la madre, Samia, mantenendo un rapporto costante con il padre. "Vivo con mia mamma... ce l'ho molto culturalmente... la mamma è la cosa più importante", ha detto nello stesso incontro.
Il legame con entrambi è stato formativo: dal padre ha assorbito il cantautorato ligure, dalla madre i ritmi arabi e una dimensione spirituale più marcata. A Fanpage ha raccontato:
Le estati in Tunisia sono diventate un rito di passaggio. "Passavo l’estate in Tunisia... Tre giorni da uno, una settimana dall’altro", ha spiegato. Ha ammesso anche una fase di vergogna per le proprie origini, superata grazie alla musica reggae e alla consapevolezza di essere un ibrido culturale.
Non sono emerse informazioni sui nomi completi o sui lavori specifici dei genitori, e la famiglia ha mantenuto un profilo riservato. Sono stati citati fratelli e sorelle, come Sasha e Noa, ma senza ulteriori dettagli pubblici.
Nonostante le collaborazioni nazionali e l’attenzione crescente, Sayf ha scelto di restare a Genova. La città non è stata solo il luogo di nascita, ma anche il centro della sua identità artistica. Vive ancora nel capoluogo ligure, mantenendo uno stile di vita low-profile e lontano dal gossip.
Genova è stata la sua palestra emotiva e musicale. Tra caruggi, porto e salite vista mare, ha trovato quell’equilibrio tra introspezione e concretezza che si è riflesso nei suoi testi.
Il collettivo Genovarabe, fondato nel 2024, ha unito simbolicamente Liguria e Maghreb, trasformando la città in un laboratorio culturale dove le sue due anime hanno dialogato senza filtri. Restare a Genova ha significato per lui non spezzare il filo con le radici familiari.
Ha continuato a vedere il padre e a vivere con la madre, mantenendo quella dimensione quotidiana che ha sempre raccontato come fondamentale. In un panorama musicale spesso concentrato su Milano o Roma, la sua scelta ha assunto un valore identitario forte.
Sanremo 2026 è stato presentato come un ponte tra mondi musicali che raramente si sono parlati davvero. Sayf ha incarnato quella sintesi culturale che è partita da casa, è passata per cassette ascoltate in macchina e preghiere sussurrate in arabo prima di dormire, ed è arrivata fino al palco più osservato d’Italia.