Cerimonia di Chiusura sulle Olimpiadi e sulle Interiadi. Per “Interiadi” si intendono tutte quelle discipline che rendono avvelenato il campionato italiano: gioco e polemiche sui giochisti, risultati e polemiche sui risultatisti, simulazioni e polemiche sui simulatori, arbitraggi e polemiche sugli arbitri, Var e polemiche sui varisti. In pratica, cinque cerchi infuocati: dalla prima all’ultima giornata. E non si conclude tutto con la cerimonia di chiusura: le Interiadi proseguono. Quasi all’infinito.
Nell’ultima (per ora) giornata, le avversarie più storiche dell’Inter hanno perso tutte. Il Napoli è stato battuto dai pasticci arbitrali a Bergamo. Il Milan ha perso per un gol in cui c’erano non uno ma due falli a sfavore. E per manifesta superiorità di crisi, la Juventus aveva già dato con un giorno d’anticipo, prendendo - straperdendo - contro il Como. Almeno a Torino, l’arbitro non c’entrava nulla con il risultato del campo. Ha fatto e disfatto tutto la Juve, che fino a un mese fa era spallettiana e ingiocabile. Adesso è inguardabile. Con un problema grande come una porta: Di Gregorio, che a queste Interiadi farebbe bella figura solo con le porticine dell’hockey.
Se Spalletti non vorrà battere record di autolesionismo finora inesplorati, mercoledì in Champions ci sarà Perin. E resteranno altri problemi. Primo fra tutti gli attaccanti che non segnano: tra David e Openda c’è poca differenza. Secondo problema, enorme: ci vuole un’impresa per vincere con almeno tre gol di scarto sul Galatasaray. Tanti anni fa, in una situazione simile, la Juventus del penultimo Allegri vinse 3-0 sull’Atletico Madrid. Ma tutti e tre i gol vennero segnati da Cristiano Ronaldo. Che non c’è più. E chi c’è, in questa Juve, non gli va neanche vicino.
Non si avvicina alla logica ciò che è successo a Bergamo, con l’arbitro Chiffi protagonista nel bene e nel male. Anzi, solo nel male. A fine primo tempo fischia immediatamente un rigore che il Var gli corregge. A inizio ripresa annulla in ritardo un gol valido che il Var non gli corregge. La prima decisione si può comprendere, la seconda no. Il Napoli ne fa le spese e si lamenta. Ma alle Interiadi i lamenti di Conte&Co hanno lo stesso esito dei ricorsi alle Olimpiadi: tutti respinti. Perché alla fine vince con merito la squadra più forte (l’Inter) e anche quella più brava (sempre l’Inter), però è innegabile che il caso Bastoni abbia consolidato le linee di condotta. Assai discutibili.
Gli arbitri danno ragione ai giocatori che cascano, così privilegiando simulatori o “accentuatori” (cit. Bastoni). Infatti nel duello con Hojlund va giù Hien e viene salvato dall’arbitro. Infatti/bis: non viene considerato Bartesaghi che resta su, quando il parmense Troilo gli mette le mani sulle spalle per slanciarsi. Vince chi accentua il contatto. Quindi ha vinto Bastoni...
Fischi a Lecce: tutta qui la cosiddetta “gogna mediatica” con cui l’insuperabile Marotta ha elevato Bastoni quasi a vittima. Fischi, solo fischi. Neanche mezzo insulto, né coro offensivo. Il pubblico di Lecce ha dato una grande dimostrazione di civiltà. Da metterci la firma, per chi è (o presume di essere) al centro di una gogna mediatica.
Mentre l’accentuatore Bastoni giocava, l’arbitro La Penna era a casa, praticamente squalificato come il povero Kalulu. Giusto così? Vale per tutti i giocatori e tutte le squadre: esiste giustizia se chi ha provocato il caso (e il casino) se la cava con i fischi, mentre chi ha subito il caso (e il casino) paga in maniera molto più solida, ancorché silenziosa?
Mentre Bastoni veniva fischiato, a La Penna e Kalulu fischiavano le orecchie. Fate voi chi stava peggio. Secondo il regolamento delle “Interiadi” prossime alla cerimonia di chiusura, stava peggio Bastoni, vittima di gogna mediatica. Ma è calcio al contrario. Come le maglie della Juve.