L'ultima del fronte del No al referendum sulla riforma della magistratura è questa: la vicenda della Corte Suprema americana che ha bocciato i dazi di Trump dimostra quanto sia importante l'autonomia della magistratura dalla politica.
Peccato che in Italia nessuno la metta in dubbio e che, a volerla dire tutta, proprio negli Stati Uniti i giudici, proprio quelli della Corte Suprema, sono di nomina politica.
A ricordarlo oggi è stato Tommaso Cerno.
Non si possono fare parallelismi tra il sistema italiano e quello americano nel campo della giustizia. Questa è la verità che oggi, con il suo editoriale, sottolinea il direttore del Giornale Tommaso Cerno:
Per Cerno, è la dimostrazione "che la politica e la magistratura sono poteri separati solo se le teste restano libere, perfino oltreoceano dove la poltrona dipende solo dal Commander-in-chief".
Per il direttore del Giornale, si tratta dell'ennesima lezione che arriva da Ovest.
Tommaso Cerno, così, si scaglia contro chi strumentalizza tutto con la speranza di portare acqua al suo mulino. Contro chi, nelle ultime ore, ha tentato di far passare la vicenda della bocciatura dei dazi di Trump da parte della Corte Suprema come una dimostrazione che in Italia sarebbe meglio negare la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti perché metterebbe la magistratura sotto il tacco della politica.
Cerno non dimentica che Trump, per questi ultimi, era un bullo, un delinquente, un mitomane:
Secondo il direttore del Giornale, pur con i suoi modi "un po' western", gli Usa ci hanno mostrato il significato di una democrazia "affidata al popolo e regolata da contropoteri, chiunque sia il presidente".
Per Cerno, "sarà anche l'uomo più potente del mondo, ma non può agire da solo. Nemmeno sui dazi a una fabbrica cinese di falsi magari fatti da bambini. Cioè ad applicare una minima e banale politica di protezione della produzione interna, un tributo che in economia si studia al primo anno e che abbiamo inventato qui, nel Vecchio Continente, proprio noi che oggi la critichiamo e che siamo la nazione dell'Iva, cioè il dazio di tutti i dazi".