Quando il US Sassuolo Calcio ha bisogno di una scossa, il nome è sempre lo stesso: Domenico Berardi. Il numero 10 neroverde continua a dimostrare di essere molto più di un semplice attaccante.
Con la doppietta messa a segno contro l’Hellas Verona FC nella 26ª giornata di Serie A, l’esterno classe ’94 ha raggiunto quota 129 gol in campionato, confermandosi tra i bomber più prolifici della storia recente del torneo.
Un traguardo che lo porta a eguagliare Lautaro Martínez e a superare due leggende come Andriy Shevchenko e Gianni Rivera nella classifica marcatori all-time della Serie A.
Il concetto è semplice: con lui il Sassuolo cambia volto. Non solo per i gol, ma per ciò che trasmette:
personalità nei momenti delicati, capacità di prendersi responsabilità, freddezza dagli undici metri e qualità nell’uno contro uno.
In una squadra che ha puntato fortemente sulla sua esperienza, Berardi è diventato il punto di equilibrio tra talento e maturità. Quando segna lui, i neroverdi vincono più spesso. Quando è in forma, l’obiettivo europeo torna realistico.
Non è solo una questione di gol. È una questione di impatto.
Dal suo rientro, il Sassuolo ha cambiato passo in modo evidente, conquistando 12 punti in 5 partite e cedendo soltanto contro l’Inter, attuale capolista. Una statistica che evidenzia quanto la sua presenza influenzi rendimento, mentalità e fiducia della squadra.
Con Berardi in campo aumenta la pericolosità offensiva, cresce la qualità nelle transizioni, migliorano le percentuali realizzative e si alza il livello di leadership nei momenti chiave
Non è un caso che, con lui protagonista, i neroverdi siano tornati stabilmente nella parte sinistra della classifica.
La sfida contro il Verona è la fotografia perfetta del “fattore Berardi”. Dopo una prima fase di sofferenza, il Sassuolo sblocca la gara e poi sale in cattedra il numero 10. Prima si guadagna un rigore con astuzia e determinazione, poi è rapido nel ribadire in rete.
Nella ripresa, firma il definitivo allungo con una giocata personale: progressione, dribbling e conclusione che non lascia scampo a Lorenzo Montipò.
Gol pesanti, decisivi, da uomo simbolo.
Raggiungere quota 129 reti in Serie A non è solo un numero statistico: è la certificazione di una carriera costruita con continuità e fedeltà a un progetto tecnico.
Berardi rappresenta un caso raro nel calcio moderno: bandiera del club, leader tecnico, riferimento nello spogliatoio e simbolo identitario.
Superare campioni come Shevchenko e Rivera significa entrare in una dimensione storica. E il dato più impressionante è che la stagione è ancora lunga.
Con ancora diverse giornate da disputare, tutto è aperto. L’ottavo posto può essere solo un punto di partenza. Se l’effetto Berardi continuerà a incidere con questa intensità, il Sassuolo potrà ambire a qualcosa di più di una semplice salvezza tranquilla.
Una cosa è certa: finché Domenico Berardi continuerà a lasciare il segno, il Sassuolo avrà sempre una carta vincente da giocarsi.
E a questo punto, chiamarlo “amuleto” non è più un’esagerazione. È una realtà certificata dai numeri.