21 Feb, 2026 - 11:19

Perché a Kalulu no la grazia di Gravina? Analisi del caso e differenze con Lukaku

Perché a Kalulu no la grazia di Gravina? Analisi del caso e differenze con Lukaku

La mancata grazia a Pierre Kalulu continua a far discutere tifosi e addetti ai lavori. Dopo l’espulsione rimediata contro l’Inter, il difensore non sarà a disposizione di Luciano Spalletti per Juventus-Como: la squalifica è stata confermata sia dalla Corte Sportiva d’Appello sia dal presidente federale Gabriele Gravina, che ha respinto la richiesta di grazia avanzata dal club.

Molti hanno subito richiamato il precedente del 2023 con Romelu Lukaku, ma il paragone — dal punto di vista giuridico-sportivo — non regge. Vediamo perché.

L’episodio: espulsione, secondo giallo e VAR

Kalulu è stato espulso per doppia ammonizione in seguito a un presunto fallo su Alessandro Bastoni, decisione presa dall’arbitro Federico La Penna. Le immagini hanno poi alimentato il dibattito, perché il contatto è apparso minimo o addirittura inesistente, con Bastoni che si sarebbe lasciato cadere.

Il nodo regolamentare è chiaro:
il VAR non può intervenire su un secondo cartellino giallo. Il protocollo consente la revisione solo in caso di espulsione diretta, rigore, gol o scambio di identità. Di conseguenza, anche in presenza di un possibile errore, la decisione non era tecnicamente correggibile durante la gara.

Perché la Corte e Gravina hanno detto no

Dopo il match, la Juventus ha tentato la strada del ricorso e successivamente quella della grazia presidenziale. Entrambe respinte.

La scelta della Federazione Italiana Giuoco Calcio si fonda su un principio preciso:
la grazia è uno strumento straordinario, non destinato a correggere errori arbitrali legati a dinamiche di gioco.

Se Gravina avesse concesso il “colpo di spugna” per una valutazione tecnica sbagliata, si sarebbe aperto un precedente delicatissimo: ogni società, in presenza di un grave errore arbitrale, avrebbe potuto chiedere un intervento presidenziale.

In un campionato dove le polemiche arbitrali sono frequenti, ciò avrebbe rischiato di trasformare la grazia in un meccanismo ordinario di revisione postuma.

Il precedente Lukaku: perché era diverso

Nel 2023, la situazione di Lukaku era radicalmente differente. La sua reazione in campo fu inquadrata in un contesto di gravi e ripetute manifestazioni di odio e discriminazione razziale provenienti dagli spalti.

L’intervento presidenziale, in quel caso, ebbe una forte valenza etica e simbolica. Non si trattava di una semplice dinamica di gioco, ma di un episodio che travalicava il campo e toccava temi di tutela della dignità e lotta al razzismo.

È proprio questa differenza di contesto a rendere i due casi non sovrapponibili.

Grazia federale: quando può essere concessa?

La grazia prevista dall’ordinamento FIGC è un atto discrezionale del presidente. Storicamente viene utilizzata in presenza di circostanze eccezionali, elementi extra-sportivi rilevanti e casi con forte impatto etico o sociale.

Nel caso Kalulu, invece, siamo davanti a una decisione arbitrale su un’azione di gioco. Per quanto discussa o ritenuta errata, resta confinata nell’ambito tecnico-disciplinare.

Il rischio precedente e la linea federale

Concedere la grazia a Kalulu avrebbe significato, di fatto, introdurre una revisione politica degli errori arbitrali. Un passaggio che avrebbe messo in discussione l’autonomia del giudice sportivo e la struttura stessa del sistema disciplinare.

La linea scelta da Gravina sembra quindi orientata alla tutela dell’equilibrio istituzionale: evitare che uno strumento straordinario diventi una scorciatoia per correggere valutazioni di campo.

Perché a Kalulu no?

La risposta sta nella natura dell’episodio. Kalulu è stato sanzionato per una decisione tecnica, poi ritenuta discutibile. Lukaku, invece, fu coinvolto in un caso con implicazioni di ordine etico e sociale ben più ampie.

Non si tratta dunque di disparità di trattamento, ma di differenze sostanziali tra due situazioni che, solo superficialmente, possono sembrare simili.

Ed è proprio questa distinzione a spiegare perché, stavolta, la grazia di Gravina non sia arrivata.

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