Giorgia Meloni e il centrodestra hanno deciso di giocare a carte scoperte la partita del referendum sulla riforma della giustizia puntando tutto sul binomio sicurezza-immigrazione.
A dettare la linea è stata la stessa presidente del Consiglio che, nelle ultime 48 ore, ha sferrato un doppio attacco alla magistratura in relazione a due sentenze considerate un colpo alle politiche anti-immigrazione del governo.
Nel giro di due giorni, Meloni ha pubblicato due videomessaggi sui propri canali social, alzando il livello dello scontro istituzionale.
L’ultimo intervento risale a ieri sera, dopo la decisione del Tribunale di Palermo che ha condannato lo Stato a risarcire la ong Sea Watch per il fermo amministrativo – ritenuto illegittimo – della nave nel 2019.
Il giorno precedente, la premier era intervenuta su un’altra sentenza, questa volta dei giudici di Roma, che hanno condannato il Viminale a risarcire un migrante per il trasferimento in un Cpr in Albania.
"Quale è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde?''.
Ha chiesto la premier, senza però collegare esplicitamente le due pronunce al referendum del 22 e 23 marzo sulla giustizia. A farlo è stato il vicepremier Matteo Salvini.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso – già evidentemente colmo – è stata la decisione del Tribunale di Palermo di condannare l’Italia a pagare un risarcimento di 75mila euro all’imbarcazione Sea Watch 3 per il fermo amministrativo subito nell’estate del 2019 e ritenuto illegittimo.
Nel giugno di quell’anno la Sea-Watch 3, comandata da Carola Rackete, soccorse 53 migranti in acque libiche ed entrò nel porto di Lampedusa nonostante il divieto di ingresso imposto dal decreto Sicurezza bis, per consentire lo sbarco di 42 persone. L’imbarcazione rimase sottoposta a fermo dal 12 luglio al 19 dicembre 2019.
La premier Meloni ha criticato la decisione come "incredibile", legandola a un presunto ostacolo al contrasto dell'immigrazione illegale.
Ha dichiarato Meloni in un video pubblicato sui social in cui si chiede:
Appena il giorno prima, Meloni aveva commentato la decisione “surreale” di condannare il ministero degli Interni a risarcire un immigrato irregolare trasferito nel Cpr in Albania in attesa di essere espulso.
Ha commentato la premier che poi ha concluso:
Una decisione che lascia senza parole. Ascoltate bene cosa è successo pic.twitter.com/THsV8vGI9L
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) February 18, 2026
Se Giorgia Meloni non ha collegato i due episodi al referendum sulla giustizia, ci ha pensato il vicepremier Matteo Salvini che sui social ha commentato così la sentenza sulla Sea Watch 3.
Cari italiani, dovete pagare 76 mila euro (dei vostri soldi!) alla ONG Sea Watch, quella di Carola Rackete: lo ha deciso il Tribunale di Palermo. Vi pare normale? Come diceva il grande Gino Bartali, “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”!
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) February 18, 2026
Il 22-23 marzo si va a votare SÌ per… pic.twitter.com/JFnygWfBUY
Questa mattina, poi, commentando la vicenda a Mattino Cinque, il vicepremier della Lega ha attaccato direttamente i giudici parlando di ‘pregiudizio’ che diventa ‘azione contro l’Italia’.
Le armi ormai sono state affilate e con il passare delle ore si moltiplicano le critiche nel centrodestra.
Ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa che ha sottolineato come sia “sotto gli occhi di tutti l’abnormità, secondo me, di una sentenza che vuole premiare chi aveva speronato una nave italiana delle forze dell’ordine”.
Interviene a gamba tesa sulla questione della riforma della giustizia, invece, il vicepresidente della Camera di Forza Italia Giorgio Mulè che evidenzia come il risarcimento riconosciuto alla Ong proprietaria della nave fermata dalle autorità italiane sia superiore a quello normalmente riconosciuto ad un cittadino vittima di mala giustizia.