18 Feb, 2026 - 14:05

Il caso del clandestino che per i giudici va risarcito, per Sechi, è la prova che bisogna votare Sì

Il caso del clandestino che per i giudici va risarcito, per Sechi, è la prova che bisogna votare Sì

Si potrebbe definire la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. È quella costituita dal clandestino condannato 23 volte ma che per un giudice non può essere espulso e va anche risarcito.

Per Mario Sechi è davvero troppo: è l'ennesima conferma dei buoni motivi per i quali i prossimi 22 e 23 marzo bisogna votare Sì al referendum sulla riforma della Giustizia.

Sechi contro la magistratura politicizzata: il caso del clandestino che spinge a votare Sì

Per il direttore di Libero Mario Sechi, la riprova che la giustizia va riformata è arrivata dal caso di cronaca dell'immigrato irregolare che è stato condannato la bellezza di 23 volte ma che, contemporaneamente, per un giudice non si può espellere dal nostro territorio. Anzi, va risarcito.

Per Sechi, si tratta di una decisione politica, tipica di una magistratura ideologizzata e che ha perso il contatto con la realtà:

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Ci sono molti modi di perdere il contatto con la realtà, la magistratura ha scelto il peggiore: calpestare il buonsenso in nome dell'ideologia giudiziaria. La storia dell'immigrato irregolare che ha sulle spalle 23 condanne, non può essere espulso per volontà del giudice e va anche risarcito, è solo l'ultimo picco di una sequenza di decisioni abnormi

Il punto è proprio questo, secondo Sechi: la magistratura di ogni ordine e grado si starebbe mettendo sistematicamente contro il governo Meloni, un governo che evidentemente le non piace. Solo che, così facendo

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Il primato del diritto è stato sostituito dal rovescio del pregiudizio

scrive Sechi nel suo editoriale di oggi.

Il Far West giudiziario

Secondo il punto di vista del direttore di Libero, la magistratura non si limita ad applicare la legge, ma le interpreta in modo da favorire la parte politica che sente più vicina. E questa parte politica non è certo quella di centrodestra.

Dal Ponte sullo Stretto fino al riassetto delle banche e, soprattutto, l'immigrazione, gli esempi che fa Sechi sono illuminanti:

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Il lasciapassare alle violenze dei gruppi antagonisti, gli occhi chiusi sull'antisemitismo dei Pro Pal, le indagini con il pilota automatico contro la polizia e i carabinieri, la normalizzazione del tentato omicidio di un agente a Torino, sono i segnali di una cultura giuridica in totale decadenza

La battaglia sul referendum

Per Mario Sechi, naturalmente, la battaglia referendaria sulla riforma della Giustizia non si salva certo da questo clima. 

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La riforma scomposta dell'Anm alla riforma della giiustizia, la campagna di menzogne del fronte del No, le dichiarazioni incredibili del procuratore Nicola Gratteri, la propaganda del Pd che accusa di fascismo chi vota Sì, confermano l'esistenza di una rete di interessi che ha il suo epicentro nei tribunali

Sechi, per questo, si sente di lanciare un appello finale: quello di andare a votare a favore della riforma Nordio i prossimi 22 e 23 marzo. Secondo lui, se passasse, se ne ricaverebbero tre benefici:

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La certezza del diritto, una nazione sicura e una giutizia giusta
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