Dopo Gaza, dopo la Palestina, dopo l'Iran, dopo il Venezuela, dopo la Russia, un altro fronte geopolitico che sta per aprirsi e che è destinato a interessare il mondo antagonista italiano è quello di Cuba.
L'isola è con l'acqua alla gola. Il petrolio scarseggia così come tantissimi altri prodotti, anche di prima necessità. Il turismo di massa è un lontano ricordo.
Per questo, oggi, se ne occupa anche Massimo Fini sulle pagine del Fatto Quotidiano.
Per colpa di chi la situazione economica a Cuba è precipitata?
La risposta, secondo Massimo Fini, è fin troppo ovvia: Donald Trump. Imponendo dazi pesantissimi a tutti i Paesi esportatori di petrolio a favore dell'Avana, ha di fatto chiuso i rubinetti.
scrive Fini, secondo cui l'unica carta su cui Cuba può fare a tutt'oggi affidamento è quella dei suoi medici, frutto del suo mitico sistema educativo e sanitario ("gratuiti").
Fini sottolinea che ad oggi ben 333 di loro lavorano in Guatemala. Ma, durante il Covid, una cinquantina furono impiegati anche qui in Italia. Peccato che il governo Meloni non se ne ricordi...
Cuba è un'isola che non ha particolari risorse naturali, l'unica cosa che può esportare sono i suoi medici. Quando ne abbiamo avuto bisogno, anche noi italiani ne abbiamo approfittato. Ma ora che la situazione è capovolta, che in uno stato di necessità c'è l'isola caraibica, l'Italia sembra voltarsi dall'altra parte, scrive Fini:
Per Fini, Meloni e soci al governo non muovono un dito:
Fini, così, imputa a Giorgia Meloni di non aver raccolto l'eredità politica della destra sociale:
Inutile, quindi, sempre secondo Massimo Fini, che Giorgia Meloni si nasconda dietro i cosiddetti piani Mattei "usurpando il nome del grande Enrico Mattei": per lui, sono "piani di rapina".
Verso i Paesi più in difficoltà del nostro, il governo Meloni, quando va bene, mostra solo un atteggiamento paternalistico. Ma per Cuba nemmeno quello. Per questo, Fini termina il suo articolo omaggiando Che Guevara: