Ci vuole un fisico bestiale, come cantava Luca Carboni, ma anche molta fantasia per alimentare la campagna referendaria sulla riforma della Giustizia. Tanto è vero che oggi Marco Travaglio chiama "fantasisti" coloro i quali, sul fronte del Sì, ne inventano, secondo lui, una al giorno pur di portare acqua al loro mulino.
Da Daniele Capezzone, il direttore del Tempo, al Foglio, dal Dubbio a Sallusti e Bocchino: per il direttore del Fatto Quotidiano, sono tutti degni di indossare la maglia numero 10, quella, appunto, di chi inventa.
Evidentemente, dalla sua cabina di comando, Marco Travaglio osserva tutti i giorni le mosse dei nemici. Nella fattispecie, dei giornalisti che si sono schierati a favore della riforma della Giustizia di Nordio, al centro del referendum dei prossimi 22 e 23 marzo.
La prima dell'elenco di Travaglio è di Daniele Capezzone, il direttore del Tempo che ieri, in occasione dell'anniversario della tragica morte a Campo de' Fiori, arruola sul fronte del Sì "nientemeno che Giordano Bruno". Capezzone ha giustificato questo arruolamento dicendo che chi è per la riforma Nordio è "contro i nuovi inquisitori". Per questo, il direttore del Fatto fa ricorso a tutto il suo sarcasmo per ricordare:
Sotto il torchio di Travaglio, poi, ci finisce il Foglio di Claudio Cerasa secondo il quale anche Leone XIII e Giovanni XXIII volevano la separazione delle carriere. I due papi, oltre all'ex presidente del Senato Marcello Pera, che è ateo, ma è stato messo dal giornale fondato da Giuliano Ferrara a capo dei Cattolici per il Sì.
Altro giro, altra corsa: Travaglio cita il Giornale secondo il quale non votare a favore della riforma Nordio sarebbe "uno sfregio a Tortora".
Ora, non è certo un mistero la battaglia di quest'ultimo per la riforma della giustizia, tant'è che uno dei comitati per il Sì è stato dedicato a lui oltre che a Marco Pannella e Leonardo Sciascia. Ma Travaglio scrive:
cosa che, invece, annota il direttore del Fatto, fa il Pd.
Tuttavia, con tutta probabilità, il colmo, per Travaglio, si raggiunge con un altro quotidiano schierato per il Sì: Il Dubbio, il quale "rinfaccia al Pd il nonno di Elly Schlein che voleva separare le carriere, quindi la segretaria si dia una regolata, a meno che non trovi una prozia che diceva il contrario..."
In ogni caso: il direttore del Fatto ricorda anche "i giureconsulti del Sì, Sallusti e Bocchino, che obiettano che Matteotti e Togliatti sono per il Sì (ci hanno parlato loro)..."
E, infine, rimane sbalordito anche davanti "all'intero coro del Sì che si eccita per la "medaglia d'oro alla resistenza" Giuliano Vassalli, talmente favorevole alla separazione delle carriere che, durante i quattro anni in cui fu ministro della Giustizia, non si sognò mai di proporla".